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la cosa migliore

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Fino a poche ore fa non conoscevo l’articolo di Claudio Giunta che sto per segnalarvi e che parla di un libro che non ho mai letto e che non posso (né potete voi) comprare, perché non è più in commercio, e che parla di un argomento che interessa molto più a me che a voi, la scuola.

Capisco quindi bene se, vista la premessa, vi lamenterete della mia scelta, voi cardiologi che da tanti anni mi sopportate qui sopra, e chiuderete la scheda del vostro browser per uscire a prendere un po’ del bel sole di stamattina. Ci mancherebbe ancora.

E però l’articolo di Claudio Giunta, che parla di un libro di Carla Melazzini che non si trova più nelle librerie, è molto interessante, ve lo consiglio con un pizzico di insistenza (lo trovate qui) perché tocca punti davvero fondamentali per la scuola che vivo oggi in prima persona e forse non parla solo del mio mestiere ma anche, in parte, del vostro e di tutti i mestieri. Per esempio qui, quando vi si dice

che le lezioni che s’imparano facendo scuola nelle periferie di Napoli non sono meno valide se dal sud si passa al nord, dalle periferie al centro e dalle scuole medie alle superiori: che nei pre-adolescenti e adolescenti quello che si deve educare è anche e soprattutto un corpo; che gli spazi in cui essi sono ospitati (il decoro, la comodità, l’agio di muovercisi dentro) sono cruciali; che parte della crescita consiste nell’abbandonare la propria zona di conforto, quindi anche, concretamente, nell’uscire dal quartiere e nel trovarsi in ambienti non familiari, tra persone che non conosciamo e che non ci conoscono (molto belle le pagine sull’importanza del camminare insieme, adulti e ragazzi); che quasi niente s’impara se tra docente e discente non esiste un rapporto di fiducia, meglio ancora di affetto, e che perché questo rapporto si dia «ci vuole tempo», quindi continuità, in un contesto che di tempo ne concede poco.

Ma anche, proseguendo più oltre nell’articolo, in questo passaggio fulminante, tratto direttamente dal libro di Carla Melazzini:

«Il testo che maggiormente offre strade ai processi di identificazione ed elaborazione è quello narrativo; più è metaforico, meglio è: protegge l’adolescente dai rischi di un’intrusione che lo spaventa, e gli dà maggiore libertà di scelta su ciò che può prendere o rifiutare. Il messaggio implicito dovrebbe essere positivo, ma non banale. Mi sono trovata bene con fiabe, aneddoti, storie di animali o di personaggi di altre epoche o ambienti, mentre il realismo contemporaneo di certi raccontini confezionati per ragazzi è quasi sempre insulso. La grande letteratura è sempre la cosa migliore»

Mi pare molto, insomma, anche a proposito del mio ruolo in queste vostre pagine e di quello che la letteratura può ancora dire a voi cardiologi e ai ragazzi che la leggono a scuola, con me e con altri, a Napoli come a Milano, a Vittoria come a Venezia.

Ma se invece foste decisi a non occuparvi troppo di un mestiere e di una questione che riguarda troppo da vicino me, ecco la storia di una particolare libreria che sta in una meravigliosa città e che potrebbe allargarvi il cuore (il cuore…) per la sua originalità e bellezza. La trovate qui, vi consolerà. Vi farà venire voglia di prendere un treno a arrivare fin là, a Venezia, di vederla e di entrarci, se non ci siete mai entrati. E magari ci troverete proprio questo libro fuori commercio di Carla Melazzini e di cui ci parla oggi Claudio Giunta…

Sono piccoli prodigi: nelle librerie molto belle, a volte, accadono.

Davide Profumo
Davide Profumo
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1 Comment

  1. .mau. ha detto:

    Esistono anche i prestiti bibliotecari 🙂

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