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In pazienti con aterosclerosi sintomatica, la terapia antipiastrinica combinata previene anche il tromboembolismo venoso

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A cura di Ilaria Cavallari

Cavallari I, et al. Frequency, Predictors, and Impact of Combined Antiplatelet Therapy on Venous Thromboembolism in Patients With Symptomatic Atherosclerosis. Circulation. 2018;137(7):684-692.

 

L’aterosclerosi sintomatica sembrerebbe associata a un aumentato rischio di tromboembolismo venoso. La terapia antiaggregante con aspirina, gold standard per la prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari, è in grado di ridurre in maniera statisticamente significativa anche l’incidenza di tromboembolismo venoso (1-2). Questo studio appena pubblicato su Circulation ha indagato l’associazione tra la gravità dell’aterosclerosi, valutata in base al numero di territori vascolari coinvolti, e l’incidenza di tromboembolismo venoso. Inoltre, è stato valutato l’effetto del potenziamento della terapia antiaggregante, rispetto alla monoterapia con aspirina, sull’incidenza di tromboembolismo venoso.

Popolazione in studio. Sono stati inclusi i dati provenienti da 2 studi clinici randomizzati di terapia antipiastrinica (PEGASUS-TIMI 54 e TRA2P-TIMI 50, rispettivamente con ticagrelor e vorapaxar) per la prevenzione di eventi ischemici in un totale di 47.611 pazienti con aterosclerosi sintomatica (pregresso infarto miocardico o ictus ischemico o malattia vascolare periferica) (3-4). In entrambi gli studi venivano esclusi i pazienti in terapia anticoagulante.

Endpoint primario. Eventi di tromboembolismo venoso, definiti come il composito di embolia polmonare e trombosi venosa profonda sintomatica.

Risultati principali.

Su un totale 47.611 pazienti stabili con malattia vascolare seguiti per circa 3 anni in entrambi gli studi, vi sono stati 343 eventi di tromboembolismo venoso in 301 pazienti (Kaplan-Meier event rate a 3 anni, 0.9% nel braccio placebo – ossia prevalentemente aspirina in monoterapia). I predittori indipendenti di tromboembolismo venoso erano: età, indice di massa corporea, malattia polivascolare, broncopneumopatia cronica ostruttiva e neoplasia maligna. La gravità dell’aterosclerosi valutata in base al numero di territori vascolari sintomatici è stata associata a un aumento graduale dei tassi di eventi venosi a 3 anni (0.76% per 1, 1.53% per 2 e 2.45% per 3 territori vascolari). Una terapia antiaggregante più intensiva con l’aggiunta di vorapaxar o ticagrelor ha ridotto ulteriormente del 29% il rischio di tromboembolismo venoso rispetto alla terapia antiaggregante di base, dallo 0.93% allo 0.64% a 3 anni (HR 0.71, 95% CI 0.56-0.89; p=0.003).

 

Conclusioni.

L’incidenza di tromboembolismo venoso nei pazienti con aterosclerosi è dello 0.3% circa all’anno durante il trattamento con almeno un farmaco antipiastrinico, con un aumento del rischio indipendentemente associato al numero di territori vascolari sintomatici. Siamo di fronte al primo studio che dimostra un’ulteriore riduzione del rischio di tromboembolismo venoso con una terapia antiaggregante più intensiva.

Questi dati suggeriscono una relazione tra il carico di aterosclerosi e il rischio di tromboembolismo venoso e indicano un beneficio aggiuntivo del potenziamento della terapia antiaggregante in prevenzione secondaria, oltre alla protezione dagli eventi ischemici arteriosi.

 

Bibliografia:

  1. Becattini C, Agnelli G, Schenone A, et al. Aspirin for preventing the recurrence of venous thromboembolism. N Engl J Med. 2012;366:1959-67.
  2. Brighton TA, Eikelboom JW, Mann K, et al. Low-dose aspirin for preventing recurrent venous thromboembolism. N Engl J Med 2012;367:1979-87.
  3. Bonaca MP, Bhatt DL, Cohen M, et al. Long-term use of ticagrelor in patients with prior myocardial infarction. N Engl J Med. 2015;372:1791-800.
  4. Morrow DA, Braunwald E, Bonaca MP, et al. Vorapaxar in the secondary prevention of atherothrombotic events. N Engl J Med. 2012;366:1404-13.

 

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Ilaria Cavallari
Ilaria Cavallari
Cardiologo, Policlinico Campus Bio-Medico di Roma

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