in Italia

Consapevole che sarà sempre più facile e giustificabile considerarmi il «solito noioso», che parla sempre e continuamente dei soliti autori, propongo anche oggi una breve intervista rilasciata da Nicola Lagioia, autore del romanzo La ferocia, che ha vinto il premio Strega e che noi, su queste sempre più inutili pagine, avevamo comunque segnalato molti mesi prima che lo vincesse. Segno che, insomma, sono noiosi anche quelli del premio Strega, se non altro.

 

L’intervista vale una lettura (è breve, la si scorre davvero in pochi minuti) perché Lagioia vi accenna alcune idee, secondo me, piuttosto interessanti (e anche perché le accenna soltanto, senza svilupparle; il che implica che sarà poi il lettore a doverle necessariamente sviluppare…). Una è per esempio questa, che risponde alla domanda che chiede se sia ancora possibile, in qualche modo, in Italia, ribellarsi (e perché e a che cosa):

 

Fare i professionisti dell’Apocalisse è un ottimo sistema per non mettersi in gioco. Il futuro non è mai scritto e la Storia è un cimitero di aristocrazie. Non esiste nulla di immutabile, nella Storia. Chi lo pensa ha una così scarsa autostima da ritenersi fuori dal gran gioco del mondo. Ne facciamo tutti parte. Questo non significa che non sia spesso un gioco al massacro. Ma non esistono leviatani, se non a livello di idea platonica. Stalin era un tiranno sanguinario, poi è morto.

 

Un’altra bella risposta, ancora più fulminea è quella appena precedente. A chi gli chiede se esista ancora, in Italia, un’innocenza da perdere o se già ce la siamo giocata tutta, Lagioia risponde:

 

Certo che esiste. Come esiste l’amore. La vita è molto più vasta di quanto la nostra paura osi pensare e l’Italia non si riduce a quella puttanata condominiale fritta e rifritta ogni giorno dai mezzi d’informazione. L’Italia (intendo il paese reale) è un posto molto interessante da esplorare, e raccontare, se si ha il coraggio di perdersi nel bosco.

 

Il quale bosco (in Italia, ovviamente) è fitto e curioso e sconcertante, a volte. E ne fanno parte persone come quelle che troverete descritte qui, in questo post scritto da un vostro collega (di voi medici, s’intende). Il post è bello e cattivo, come piace a noi noiosi. Inizia così:

 

Pochi giorni fa ho visitato un mercato del biologico. Chissà per quale misterioso motivo (che c’entra il biologico con la magia?), più che bancarelle o esposizioni di alimenti biologici era quasi esclusivamente un mercato di pratiche “olistiche”, alternative quando non vere e proprie truffe.

Mai vista una tale concentrazione di sciocchezze.

Io sono per la libertà di scelta, ognuno faccia ciò che vuole della sua salute e dei suoi soldi ma vedere tanta gente credere a vere e proprie cialtronerie mi ha scoraggiato parecchio e mi ha fatto riflettere…

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Davide P.
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