imparare di imparare

 

Non sempre leggere significa imparare, però a volte capita che lo significhi e, quando capita, fa piacere. Per esempio, stamattina ho letto un bell’articolo a proposito della canzone O sole mio, quelle che tutti sappiamo cantare ma non sappiamo perché lo sappiamo, e mi è sembrato di avere davvero imparato qualcosa di nuovo (benché non credo sia davvero «nuovo»). L’articolo racconta la storia della canzone e dei suoi autori e a un certo punto dice anche questo:

 

L’anima poetica della canzone è un vero e proprio elogio alla trasparenza dell’acqua. Nelle tre strofe vi è un accenno a tre tipi di acque, la pioggia, l’acqua della fonte, il mare, inframezzate dal ritornello che il vero sole sta sulla fronte della propria donna, essa è sole e depositaria del sole. Conchiglia e perla allo stesso tempo. Ed a rafforzare questa luminosità si parla di occhi, vetri, finestre, mentre il sole affonda nel mare. Ogni strofa inoltre suggerisce purificazione: la pioggia purifica l’aria, la lavandaia lava i panni, il sole, affondando nel mare, si purifica dalle scorie del giorno. Se volessimo leggere ancora più in profondità, vi si può scorgere addirittura un ciclo vitale, la nascita, «n’aria serena doppo na tempesta la vita ‘na lavannara… torce, spanne e canta» infine la morte «Quanno e fa notte e ‘o sole se ne scenne».

 

E poi, in aggiunta, l’articolo sceglie per se stesso l’ambizioso titolo di «Beatrice al sole», che non è casuale ed è insomma assai eloquente (ed è anche la cosa, come ben vi immaginate, che mi ha inizialmente incuriosito).

 

A proposito di leggere e di imparare, peraltro, vi consiglio volentieri di seguire, quando ne avete voglia, la piccola e acutissima rubrica che un blogger ha cominciato a scrivere nel corso di questa calda estate, sotto il titolo di «Cose che ho imparato oggi». Troverete piccole perle, racconti interessanti, curiosità non secondarie. E più di tutto, a mio parere, troverete il gusto di imparare qualcosa, di farlo tutti i giorni e di saper riconoscere che lo state facendo (la più difficile delle tre cose, naturalmente). L’altro giorno, per esempio, il blogger in questione raccontava questo:

 

Le nostre percezioni sono influenzate dai nostri pregiudizi e dalle nostre aspettative: e fin qui. Ma non immaginavo fino a che punto lo siano. Bruner fa un esperimento. Prende un gruppo di ragazzi poveri, un gruppo di ragazzi ricchi ed un terzo gruppo di controllo, non importa se ricchi o poveri. A tutti e tre i gruppi viene dato un compito: devono paragonare le dimensioni dell’oggetto che viene loro messo in mano con quelle di un fascio di luce circolare proiettato su una scatola. Tramite una manopola possono variare le dimensioni del fascio di luce fino a farlo coincidere, a loro parere, con quelle dell’oggetto che hanno in mano. Ai primi due gruppi viene data in mano una moneta; al gruppo di controllo un disco di cartone, o di legno, non so. Risultato: il gruppo di controllo più o meno ci becca; il gruppo dei ragazzi ricchi tende a sovrastimare le dimensioni della moneta fino al 30% del diametro effettivo; i ragazzi poveri tendono anch’essi a sovrastimare il diametro della moneta, ma fino al 40% del diametro. Bruner conclude che essere ricchi influenza la percezione che si ha del denaro; essere poveri ancora di più; dei dischi di cartone non gliene frega nulla a nessuno. (Ed è interessante fra l’altro rilevare che quanto meno te ne frega di una cosa tanto più è esatta la percezione che ne hai; e viceversa, ovviamente.)

 

Così, in conclusione, non vi stupirete molto se aggiungo che anche io in questi giorni, entro un dibattito sulla cultura umanistica che non riusciva ad appassionarmi molto (ma che trovate comunque segnalato e compendiato se seguite il link), ho imparato una cosa che sapevo già (sono le più complesse da imparare, appunto). La consiglio anche a voi, perché è una di quelle questioni che aiuta molto nelle discussioni al bar, o dal barbiere, o in taxi. È un articolo che dice che studiare serve proprio. Perché spesso finiamo magari per dimenticarcelo.

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Davide P.
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One Response to “imparare di imparare” Subscribe

  1. Leonardo 18 agosto, 2015 at 3:16 pm #

    (:)), magrazie, chettelodicoaffà)

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