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Come tutte le abitudini, anche l’abitudine della lettura sta cambiando o cambierà presto. Sono di questi giorni, per esempio, alcune novità introdotte da Amazon per quanto riguarda la vendita dei libri che modificheranno molto, a mio parere, il nostro modo di leggere nel prossimo futuro. Della prima di queste novità, il cui nome è Kindle Unlimited, parla il blogger Comizietto, che fa un’analisi interessante di quello che accade e anche di quello che potrebbe accadere a chi legge ma soprattutto a chi scrive. Il Comizietto dice anche così:

 

La novità recente invece è che Amazon pagherà gli autori che aderiscono al programma Kindle Unlimited a seconda delle pagine lette dai clienti. Potrete anche avere l’intera biblioteca di Amazon sul vostro Kindle, ma fino a quando quegli ebook non saranno letti l’autore non sarà pagato. Un modo per evitare di pagare tutti in modo forfettario? Forse. Ma questa iniziativa non ha effetti solo sugli autori. Questa iniziativa potrebbe cambiare il modo di scrivere.

Fino ad oggi l’autore ha usato le tecniche per prendere il lettore e tenerlo inchiodato alla pagina scritta fino all’ultima pagina in modo arbitrario. Se il racconto, o il saggio, aveva bisogno di altri ritmi, gli effetti speciali venivano rimandati o erano del tutto assenti. Da domani rischiano di diventare la norma…

 

C’è poi anche un’altra questione a cui vale la pena di accostarsi, ed è la dimensione sempre più «social» di Amazon. Perché anche quella (e cioè: i commenti e i giudizi dei lettori riportati sul sito, le valutazioni del pubblico, le stroncature anonime) sta per cambiare un po’, prendendo a prestito le dinamiche usate dai siti di prenotazione turistica o da quelli, assai frequentati, di recensioni di ristoranti e alberghi. Se ne scrive oggi (con toni che però mi lasciano a tratti perplesso) sulla rivista in line Finzioni. Sulla quale si trova così riferito:

 

Da adesso quindi Amazon darà molta importanza alle recensioni più recenti e a quelle degli utenti verificati, quelli cioè le cui recensioni si sono rivelate più utili. Inoltre si rafforza il sistema di controllo dell’acquisto: una recensione sarà autorevole solo se l’autore ha effettivamente acquistato di recente il prodotto di cui parla. A colpo d’occhio quindi chi sta per acquistare un prodotto vedrà in primo piano le recensioni più recenti, più verificate, più utili…

 

La lettura sta insomma cambiando, e nemmeno poco. Ne teniamo conto e cerchiamo di capire come ciò accada e quali conseguenze possa avere, anche sul nostro piccolo modo di leggere il mondo, ma non è sempre facile. Io non sono un passatista, amo dello stesso amore fraterno la lettura digitale e i bravi librai, e però mi interrogo, come mi pare giusto fare, su quello che va mutando e sulla direzione che anche la cultura legata ai libri sta prendendo. A volte lo faccio con l’aiuto del passato. E oggi, per chiudere, mi pare bello ricordare una figura di uomo di cultura completamente dimenticata, uno che fece del lavoro di «editor» una vera e propria arte, pur lasciando, anche lui, spazio a molte perplessità e ad alcuni dubbi sul suo operato. Si chiamava Niccolò Gallo, era grande amico di Vittorio Sereni, e ne trovate un toccante e interessante ritratto qui. È impegnativo ma istruttivo, e ci dice molte cose di cosa sia stata nei suoi anni migliori l’editoria italiana (fate caso ai cognomi…) e della strada che l’editoria ha poi fatto per arrivare qui, dove ora siamo; e forse anche di quella che farà per arrivare dove stiamo andando:

 

Della vicenda singolare di Gallo restava dunque troppo o troppo poco per non doverla necessariamente recepire alla stregua di una leggenda ovvero di un enigma, lo stesso di un intellettuale la cui parabola somigliasse a un tracciante: prima l’impegno diretto della critica poi, dall’“indimenticabile ‘56”, il ritrarsi dalla scrittura e dalla militanza diretta, quindi la direzione di una collana molto raffinata di narrativa per Nistri Lischi di Pisa, infine, e accanto a Vittorio Sereni, la consulenza da Mondadori per cui pilota la serie ammiraglia dei romanzi italiani.

L’ultima immagine di Gallo è di un uomo oberato da una montagna di manoscritti, seduto al tavolo del suo studio nella casa ai Parioli, al numero 6 di piazza Ungheria, chino su quello che fu detto uno dei telefoni più occupati d’Italia, preciso nei rilievi, scrupoloso con gli autori, attento alle dinamiche della casa editrice e però in sé stesso sibillino e in sostanza muto se non con chi, per eccezione, sapesse toccarne la corda profonda…

 

* * *

 

Poi, siccome oggi è domenica, l’ultima di giugno, un piccolo regalo anche da parte dell’Oblò. È il doppio aneddoto di un monaco che si chiamava Macario. Lo trovate sul mio blog di monachesimo di riferimento (pensate un po’…); e inizia meravigliosamente così:

 

Macario […] puntò alla solitudine più assoluta nel deserto di Scete. Se ne stava nella sua grotta, dando un’occhiata qualche volta alla strada: «Ed ecco un giorno passare di lì Satana in forma di uomo: sembrava che indossasse una tunica di lino piena di buchi, e dai buchi sporgevano delle fiale». Dove vai? E cos’è quella roba? gli chiede Macario. «Vado a insinuare i pensieri nei fratelli», risponde Satana…

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Davide P.
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