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il sale della terra

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Una volta era solo bianco. Ora si trova nero, grigio, rosso, rosa, blu. Un arcobaleno di colori. E di prezzi. Quello bianco costava, e costa ancora, poche decine di centesimi al chilo. Quelli colorati? Beh, possono costare decine e decine di euro al chilo. Ma si sa, il colore nel cibo è un fattore estremamente importante. E se una volta il sale era solo sale, di un bel bianco candido, ora c’è un’intera tavolozza a disposizione del cuoco tanto che è difficilissimo raccapezzarsi. Vale veramente la pena di spendere di più per il sale rosso delle Hawaii? O per quello grigio di Bretagna?

 

C’è della bellezza e del conforto culturale (a mio parere) in questo post di Dario Bressanini da cui ho tratto la citazione di cui sopra; dico sul serio, c’è della bellezza e non è quella solo delle varie sfumature di colore che può avere il sale. C’è la bellezza di un mondo che popoliamo e di cui spesso non capiamo granché, ma c’è anche la bellezza della cultura che può, a darle retta, decifrarne almeno un granello, uno alla volta, di quel mondo così confuso; e c’è la bellezza del sorriso che si fa quando la decifrazione ci ha un po’ preso in giro, come accade qui, nel post (dategli un’occhiata, la merita). C’è insomma la bellezza, secondo me, dell’incanto e del disincanto, del sapere e del non sapere (che è  del sale parente stretto, com’è ovvio).

 

Mentre, a mio parere, non c’è molta bellezza nell’ennesimo, stucchevole dibattito sulla poesia e sul ruolo della poesia e sulla morte della poesia che è andato in onda (no, è andato «in carta») in questi mesi sulle pagine dell’inserto culturale del «Corriere della Sera». Lo trovate qui, se ne avete voglia. Io, lo confesso, mi sono scocciato dopo pochissime righe. Ho piuttosto ripensato a vecchi versi che parlavano di sale e mi sono consolato. Ché la poesia è da sempre povera, da sempre un po’ trascurata e da sempre esiliata dal mondo che conta. Me ne conforto, ho pensato.

 

Tu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come è duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Davide Profumo
Davide Profumo
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