A cura di Claudio Cuccia

 Ponte viene da pòntos, passaggio. La letteratura è ricca di mirabili storie di ponti. La più bella, a mio parere, parla di quello sulla Drina, a Višegrad (Il ponte sulla Drina, Ivo Andrić), un ponte che si distrusse e ricostruì più volte, come si distruggono e si rinsaldano i rapporti tra chi i ponti è in grado di pensarli, di erigerli e di farli crollare. Esistono ponti, però, che non incarnano il senso dell’incontro, anzi, lo negano: sono i medioevali ponti levatoi.

La notizia ohibò di oggi parla di un ponte che cambia la propria natura di aiuto al passaggio, assumendo quella meno nobile della semplice e temporanea interruzione: è il ponte dove di solito passano i pazienti anticoagulati, una volta inviati alla chirurgia (in questo caso si è trattato di un’analisi retrospettiva su pazienti in prevenzione secondaria con warfarin per un precedente tromboembolismo venoso, pazienti registrati al Kaiser Permanente Colorado) (1).

Si scopre, ahimè (anzi, ahiloro), che fare ponte – bridge – con eparine, come da sempre è in uso fare, non porta vantaggio alcuno, anzi.

L’outcome primario era rappresentato da un sanguinamento che avesse rilievo clinico, mentre il secondario includeva i sanguinamenti maggiori, le recidive di tromboembolismo venoso e la mortalità per tutte le cause, registrate entro 30 giorni dalla procedura chirurgica.

Si è trattato per lo più di procedure endoscopiche del tratto gastrointestinale (37.1%), di chirurgia ortopedica (13.6%), spinale o intracranica (9.7%), addominale o toracica (8.6%). Nel 72.5% dei casi la dose di terapia «bridge» era terapeutica e nel 27.8% dei casi profilattica.

Diapositiva1

Gli eventi emorragici clinicamente rilevanti furono il 2.2% nei pazienti in bridge con dose terapeutica e il 3.9% nel bridge con dose profilattica.

Non ci furono differenze negli end-point secondari, salvo una percentuale di emorragie maggiori significativamente superiore nei pazienti «bridge» rispetto ai «non bridge»: 2.2% vs 0.2% -p<0.001 –.

Che dire, se non di abbattere il ponte? E che dire, se si pensa ai NAO, che rispetto al warfarin hanno una più rapida scomparsa dal circolo e quindi, di bridge, non ne vogliono fortunatamente sapere? Per saper qualcosa di più a questo proposito, leggete l’European Heart Journal (2) da cui traggo questa bella slide.

Diapositiva2

Levate il ponte, quindi, e levatelo del tutto!

Ohibò, che notizione!

Bibliografia

Clark N.P. et al. «Bleeding, Recurrent Venous Thromboembolism, and Mortality Risks During Warfarin Interruption for Invasive Procedures» JAMA Intern Med. Published online May 26, 2015. doi:10.1001/jamainternmed.2015.1843.

Vanassche T. et al. «Heparin bridging in peri-procedural management of new oral anticoagulant: a bridge too far?» Eur Heart J 2014;35,1831-33.

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Claudio Cuccia
Presidente, Webmaster Direttore del dipartimento cardiovascolare, Fondazione Poliambulanza Istituto Ospedaliero

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