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il cibo che leggiamo

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Ritorno da un viaggio e quello che mi resta sono sempre poche cose. Il ricordo di una luce, la memoria di un incontro, qualche immagine sul cellulare, una nostalgia per un luogo che non conosco, una strada che ho appena sfiorato ma che proprio per quello potrebbe appartenermi più delle strade troppo consuete a cui appartengo io.

Però ancora, di ritorno da un viaggio, mi riporto spesso a  casa qualche sapore nuovo, che non conoscevo e che rimpiangerò per molto tempo: il polpo delle taverne in Grecia; le sardine alla griglia dall’Alentejo atlantico; un formaggio cremoso dalla Normandia; lo sherry «amontillado» dall’Andalusia gaditana… Sapori che diventano ricordi che a loro volta diventano nomi da citare distrattamente nelle conversazioni superficiali, davanti a qualche piatto consueto, mentre lentamente li si sta dimenticando.

Forse è per questo (perché mi piacciono i sapori che mi riporto a casa dopo un viaggio) che mi è piaciuto leggere e mi piace segnalarvi questa breve ma brillante rassegna di libri che parlano, in qualche modo, di cibo, di ingredienti, di piatti e di sapori: tutti legati a qualche luogo particolare del mondo.

Non ci manca nulla, dobbiamo solo riempire la valigia e decidere quale libro ci farà compagnia sulla spiaggia, tra le valli, in una città sconosciuta o a bordo piscina. Scegliere la lettura migliore per un viaggio, però, non è mai un progetto da dare per scontato: un romanzo sbagliato potrebbe mettervi di cattivo umore o farvi desiderare di essere altrove. Un vero peccato.

Il post (che trovate qui) parla quindi di Baudelaire ma anche di Giappone, di zucchero e olio d’oliva, di mercati della Toscana e di trattorie del tempo che fu. È una minima guida di viaggio nel cibo ma anche una miniera i consigli di lettura; e visto che le ferie si avvicinano e il green pass scintilla nelle applicazioni dei nostri cellulari (e anche perché dei romanzi gialli, francamente, abbiamo il diritto di poterne più) potrebbe suggerirvi la soluzione al problema del libro da mettere in valigia per il viaggio di quest’anno. Un libro sul pesce fritto, chi lo sa.

Anche se io, lo confesso, quando sono in viaggio, non riesco a leggere niente: sono troppo occupato a leggere le strade, le facce, i contorni del paesaggio che mi circonda, gli odori, i segnali stradali, i cartelli delle vie delle città. Arrivo a sera esausto e colmo di segni che non ho saputo decifrare, non posso più leggere nient’altro. Riesco solo a bere un bicchiere di qualche vino del posto; e mi sembra un leggere anche quello.

Davide Profumo
Davide Profumo
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