i ritagli di ottobre

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

Dell’unica buona notizia (purtroppo piccolissima) che ho sentito in questi giorni a proposito della terra che trema.

Di alcune cose che sarà bene tenere a mente quando ci ricorderemo dei fatti razzisti di Gorino, sul delta del Po.

Della voce, poetica ma non solo, di Giorgio Caproni.

Di come esista un potere legato semplicemente alla presenza di un «camice bianco»; e di come sia importante usarlo bene, ovviamente.

Di una giornalista e di un uomo che ha passato sedici anni in galera da innocente. Una storia inquietante ed esemplare.

Di Bob Dylan e del Nobel per la letteratura: un’idea e un’interpretazione (tra le tantissime) che ho condiviso più di altre.

Dell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq: la possibile avventura di un turista dell’esistenza, fedele a una sola religione.

Del rapporto impossibile tra la poesia e il potere; e di come la poesia resti, da sempre, nonostante tutto, irriducibile al potere.

 

Dei nuovi lavori cresciuti all’ombra delle innovazioni tecnologiche; e dei rischi che possono comportare.

Di cosa possa significare lavorare con entusiasmo nella buona scuola di oggi: un po’ di brutti incontri…

Di quanto fossimo superficiali trent’anni fa.

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Davide P.
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