i ritagli di marzo

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

Di 28 parole d’amore in tante lingue del mondo che noi possiamo tradurre solo con disegni o con lunghe spiegazioni (ma che capiamo immediatamente).

Del rapporto tra l’autismo e i vaccini: che non è un rapporto perché non c’è.

Di un vecchio libro sulla discriminazione razziale che ci racconta quello che forse accadrà domani e che già sta accadendo oggi.

Di alcune minigonne olandesi e di come il mondo sia quello che le notizie raccontano; e di come le notizie false finiscano per plasmare il mondo a prescindere dalla loro falsità (ma non era troppo diverso quanto accaduto a Caserta, poche settimane fa).

I 500 anni del ghetto di Venezia e il momento che è arrivato di andare a rivederlo.

Di come un paese si giudichi, per esempio, dalla condizione delle sue carceri; e di come la Norvegia sia, almeno in questo, un paese migliore.

Di alcune idee un po’ meno convenzionali a proposito di Carlo Petrini e dell’ideologia dello Slow Food.

Di quello che sta accadendo, tra un «riforma» e l’altra, ai beni culturali in Italia.

Di alcune cose belle per cui siamo tutti debitori ai vichinghi.

Della neolingua che gli insegnanti appena assunti nella scuola italiana dovranno affrettarsi a imparare; e della sua ignobile assurdità.

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Davide P.
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