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i ritagli di maggio

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Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Di quando i migranti eravamo noi e le nostre mogli e i nostri bambini si dovevano nascondere. Che non era molto tempo fa né molto lontano da qui.

 

Di un madrigale di Tasso, talmente noto che viene il dubbio che sia quasi scontato. E invece, se letto con attenzione…

 

Della recente storia dei Balcani raccontata attraverso il calcio, tra passato prossimo e possibile futuro

 

Di come gli scrittori siano stati inventati e raccontati da altri scrittori: una proposta di selezione e di classifica

 

Di una guida cieca di Venezia

 

Di ciò che resterà di Philip Roth; e cioè, in prima istanza, dei suoi imprendibili alter-ego

 

Di un libro che parla di schiavitù femminile tra frutta e verdura: vicina, facile, invisibile

 

Del turismo che cancella le città (e la loro identità)

 

Di alcuni libri che raccontano il nostro rapporto con gli oggetti; e di come esso stia rapidamente mutando

 

Di studi umanistici e interpretazione del mondo: una proposta (e alcuni spunti leopardiani)

 

Di un apologo ospedaliero, tra medici e pazienti e un morto che non lo era

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Davide Profumo
Davide Profumo
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