la propria strada
29 giugno, 2018
la sabbia
2 luglio, 2018

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Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Del tabarchino, che si parla in Sardegna ma è una specie di genovese, e di come le lingue umane restino vive nel mondo.

 

Di un passo di Furore che ci dice cosa siamo.

 

Di come l’esame di stato, tra una stupidaggine e l’altra, abbia in verità (da tempo) rinunciato a qualsiasi letteratura.

 

Di un bacio (anzi di molti baci) raccontati nella pietra di una statua (anzi di molte statue).

 

Di quello che facciamo mentre altrove, intorno a noi, succedono le tragedie.

 

Di Leonardo Sciascia e del suo modo di vedere la criminalità organizzata in Sicilia.

 

Della prima Bibbia che fu stampata a Magonza oltre mezzo millennio fa: e di come la stiamo ancora cercando.

 

Di alcuni spunti (tra versi di Saba e di Raboni) per una storia della poesia d’amore (e di eros) nel Novecento.

 

Di una casa abitata da un gatto: un racconto tra una giornata e l’altra (senza nessuna fotografia).

 

Della malinconia come sentimento collettivo che ci racconta, molto meglio di tanti altri.

 

Della crescente sfortuna letteraria di Salvatore Quasimodo, che pure fu ammiratissimo e ottenne anche il premio Nobel.

 

Di un ritratto letterario di Bucarest, città piena di storie e di sorprese architettoniche.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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