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i ritagli di febbraio

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Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Di quanto sia petaloso il mondo che abitiamo, e di quanto invece non lo sia. Due post che ci raccontano la storia dell’aggettivo più usato nell’ultima settimana: uno scritto da Vera Gheno e cancellato da Mark Zuckerberg (ma qui riportato da Massimo Mantellini), l’altro da Michele Cortelazzo. Sono molto interessanti, tutti e due.

 

Della mappa delle iscrizioni romane nel mondo: folle e istruttiva, a dirci quanto sia lunga la storia che abitiamo.

 

Di una via palermitana che ricorda due grandi protagonisti della storia dell’editoria e della cultura italiana; e purtroppo di come la piccola editoria rischi seriamente di non esistere nemmeno.

 

Del più grande scrittore degli ultimi vent’anni; e di come stiamo rischiando di farlo diventare una piccola icona di qualcosa che non era lui.

 

Di due idee che si possono avere a proposito di Umberto Eco (personalissime, tutte e due, e per questo ancora più interessanti); e della storia di uno strano refuso che forse sta nel titolo del suo romanzo più famoso.

 

Di vaccini, di bufale e di misteriosi complotti farmaceutici: un bell’esempio di informazione medica per tutti.

 

Di alcune terribilmente splendide fotografie della Grande depressione americana (non dissimili da quelle che lasceremo ai nostri nipoti sui nostri pseudo-confini europei, sto pensando ora).

 

Della collezione che, se non fossi così distratto, avrei voluto fare io.

 

Del potere prodigioso del disordine.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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2 Comments

  1. Federico Inverardi ha detto:

    Ovviamente, tra i mille ricordi di viaggio, la collezione di mappe e cartine trova sempre il suo spazio. Non si sa mai che tra qualche anno possa avere qualche valore e ricavarci un gruzzoletto (o forse sono io la persona “strana”? 😉 )

  2. Davide Profumo Davide Profumo ha detto:

    La collezione di mappe delle metro, te lo giuro, l’ho messa pensando anche a te. Troppi discorsi abbiamo condiviso negli anni, mi sa… 😉

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