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i ritagli di febbraio

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Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

Del perché nessuno legga gli articoli che parlano della Siria.

Di un sentimento che è madre e padre di molti altri sentimenti; e della letteratura che, nei secoli, lo ha raccontato.

Di una ragazza che scappava da tutto: storia di una corsa disperata e di un omicidio.

Di un fiore nella neve.

Dell’amore nostro per quel poco, che finisce.

Di come i giornali italiani scelgono di raccontare gli studi scientifici: una breve ma istruttiva parabola sugli smartphone e l’infertilità maschile.

Della scuola italiana, avvilita e picchiata e accoltellata.

Delle parole con cui indichiamo il vento freddo che ha soffiato questo mese.

Della fine del ruolo degli intellettuali: due idee (una qui, una qui), qualche traccia, un po’ di desolazione.

Delle presentazioni dei libri che sono diventate quello che era meglio che non diventassero.

Di Umberto Eco a due anni dalla sua morte e di un libro che ce ne racconta un profilo in parte inedito.

Davide Profumo
Davide Profumo
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