i ritagli di febbraio

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Del fatto che internet ci renda stupidi; o piuttosto del fatto che siamo noi a rendere stupido internet perché già lo eravamo prima.

 

Degli altri mondi, non così lontani da noi, che stiamo scoprendo: una riflessione e qualche puntualizzazione da parte di un astronomo

 

Della nostra incomprensibile voglia di muri.

 

Dell’esodo che stiamo vivendo tutti insieme e che non è quello dei migranti dal Sud del mondo.

 

Delle conseguenze che i gesti della politica possono avere sulla realtà (e della conseguente cautela che si dovrebbe avere e che non si ha).

 

Di un ponte a Mostar 25 anni dopo, di cosa rappresenta oggi dopo che è stato distrutto e ricostruito, del futuro che forse ancora ci racconta.

 

Del processo a Iosif Brodskij e delle riflessioni che ci costringe a fare, ancora oggi, sul rapporto tra la letteratura e il potere.

 

Di Neal Cassady, l’uomo che ha attraversato (e forse inventato) la Beat generation senza mai diventare famoso.

 

Di come vivono oggi i braccianti a Rosarno, Italia.

 

Dei dubbi che è lecito avere (e che io infatti ho) sull’alternanza scuola-lavoro, uno dei lasciti più consistenti della renziana «Buona scuola».

 

Dei link e delle categorie con cui funziona Wikipedia; e di come la rete del sapere sia fatte di strade e di incroci che percorriamo (almeno in parte) inconsapevoli.

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Davide P.
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