i ritagli di dicembre

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Dello smog in val Padana e non soltanto lì: tutto quello che sappiamo e tutto quello che nemmeno sospettiamo forse).

 

Della scuola italiana modernizzata e di quella arretrata, della scuola italiana buona e di quella cattiva, di insegnanti e di alunni.

 

Di come le linee aeree tagliano i costi dei biglietti: un repertorio di interessanti trucchi e stratagemmi.

 

Dei peccati capitali come si usavano nel Medioevo e dei peccati capitali per come li usiamo noi oggi.

 

Di un paese che assomiglia a un’utopia (di un altro luogo abbastanza allegorico, insomma).

 

Di pop e populismo: e delle miserie che girano intorno (è tutta musica leggera, ma la dobbiamo imparare).

 

Delle migliaia di morti in più che ci ha portato, in lugubre sorpresa, il 2015: e di alcune ragioni che li hanno resi possibili.

 

Dei dieci luoghi simbolo della letteratura americana (poi un giorno scriveremo noi quali siano i luoghi simbolici della letteratura italiana; e saranno soprattutto fiumi, secondo me).

 

Del lavoro che si trova da laureati e di quello che si trova da non laureati: qualche numero interessante.

 

Di un libro che racconta il nostro mondo parlando di cronofagia e di ipercapitalismo: una lettura un po’ diversa.

 

Di Bruce Springsteen come emblema possibile di una cultura delle periferie americane.

Davide P.
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