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i ritagli di dicembre

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Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Di come nasca una lingua: in un luogo abbandonato, tra persone abbandonate che hanno la necessità di capirsi ed essere capite.

 

Di tutte le cose che ormai facciamo di “cuore”… E del fegato necessario a farle di “cuore”.

 

La parola “cultura” e il cibo che mangiamo: alcune utili e caustiche precisazioni.

 

Di segni e di studi che ci aiuteranno (forse) a capire un po’ di più la scrittura di Primo Levi.

 

Di iperspecializzazione della medicina e delle diagnosi che nessuno fa più: un post per cardiologi autocritici

 

Dei figli italiani degli stranieri e della loro presenza a scuola: in assenza di una legge sullo ius soli è nelle nostre aule che ci giochiamo questo pezzo del nostro futuro.

 

Dei libri che ogni anno leggiamo sempre un po’ meno: una possibile lettura dei dati Istat.

 

Di un’azione malvagia compiuta da un padre nei confronti di una figlia ignara e innocente.

 

Di insetti e di letterati: Franco Fortini e Primo Levi lettori di Kafka.

 

Di cosa possa significare il sentirsi sempre circondati da idioti.

 

Di quello che la filosofia dovrà (speriamo) insegnare agli scienziati del futuro.

 

Di un giorno in cui l’aeroporto di Bruxelles fu bloccato da 5 centimetri di neve: un promemoria per quando ci lamenteremo delle nostre italiane inefficienze (e che sia un anno il più possibile sereno per tutti voi).

Davide Profumo
Davide Profumo
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