i ritagli di dicembre

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Di come in carcere possa nascere la letteratura, di come ci sia nata, di come insomma il carcere sia un luogo quasi perfetto per la creazione letteraria.

 

Del bonus “libri” per i diciottenni e di cosa ci si potrebbe comprare, secondo uno come me.

 

Di quanto possiamo (e dobbiamo) essere grati alle lettere dell’alfabeto.

 

Del simbolo dell’assenza, della sua invenzione e della sua storia: la lunga vita travagliata del numero zero.

 

Di carte geografiche e di territorio… E di come le mappe siano un modo che abbiamo di raccontarci a noi stessi.

 

Di Primo Levi in bilico e in equilibrio tra scrittura e chimica.

 

Di quando ci chiediamo come stiamo e come stavamo, se era meglio o se era peggio… chi ha ragione e chi ha torto quando si parla di futuro e di nostalgia.

 

Della breve storia di una bandiera europea e della partita di calcio che la mostrò al mondo.

 

Della rivoluzione siriana, che è diventata una guerra civile e poi un conflitto internazionale; e non è ancora finita.

 

Di un paese europeo dimenticato, un ritratto di freddo e malinconia.

 

Di Europa, di gastronomia e di movimento operaio: un piccolo paradosso sulla nostra identità.

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Davide P.
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