l’aria da cambiare
26 Gennaio 2016NOAC per il trattamento della fibrillazione atriale nei pazienti con bioprotesi: quali novità?
27 Gennaio 2016A cura di Antonella Potenza
Daniel J. Friedman, Jagmeet P. Singh, Jeptha P. Curtis, W.H. Wilson Tang, Haikun Bao, Erica S. Spatz, Adrian F. Hernandez, Uptal D. Patel, Sana M. Al-Khatib Comparative Effectiveness of CRT-D Versus Defibrillator Alone in HF Patients With Moderate-to-Severe Chronic Kidney Disease J Am Coll Cardiol 2015;66:2618-2629
I pazienti con malattia cronica renale di grado moderato o severo sono poco rappresentati negli studi clinici e quindi sono ancora poche le evidenze sull’efficacia della CRT-D rispetto al solo ICD in questa categoria di pazienti.
Sono stati confrontati i dati di 10.946 pazienti eleggibili alla CRT (frazione di eiezione < 35%, QRS > 120 ms, classe funzionale NYHA III/IV) con insufficienza renale cronica III-V stadio. Di questi pazienti, 9525 avevano ricevuto CRT-D e 1421 solo l’ICD. Nei pazienti che avevano ricevuto la CRT erano più frequenti la presenza di blocco di branca con una durata più lunga del QRS e quindi una ridotta funzione sistolica ventricolare; mentre nei pazienti con impianto dell’ICD era più comune la fibrillazione atriale.
Durante il follow-up di 3 anni, ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco sono stati osservati nel 29% dei pazienti con CRT-D e nel 37% dei pazienti con solo ICD (p < 0,001) e il decesso è stato registrato nel 31% dei pazienti con CRT-D a fronte del 40% dei pazienti con solo ICD ( p < 0,001). L’analisi comparativa aggiustata per molti fattori – inclusi l’età, il sesso, il livello di malattia cronica renale e la presenza di flutter o fibrillazione atriale – ha evidenziato una riduzione dal 15 al 20% del rischio sia di ospedalizzazioni sia di decessi per scompenso cardiaco in pazienti con CRT-D. Questa riduzione del rischio è stata riscontrata nelle diverse classi di insufficienza renale. L’incidenza di complicanze correlate al dispositivo nel medio e lungo termine e in ospedale non variavano da uno stadio all’altro della malattia renale cronica.
I risultati dell’analisi rafforzano l’associazione osservata tra la resincronizzazione cardiaca con defibrillatore e miglioramento degli outcomes nei pazienti con malattia renale cronica avanzata. Ma, oltre a ciò, mettono in luce che la terapia di resincronizzazione non è più efficace dell’ICD nel ridurre la progressione della malattia renale.
In sintesi, concludono gli autori, l’analisi dei dati supporta l’utilizzo della CRT-D indipendentemente dalla funzione renale, in particolare nei pazienti con blocco di branca sinistra, a fronte di una riduzione nel rischio di ricoveri e decessi per scompenso cardiaco.

