giovanni

Dopo due anni e mezzo di ligio e rispettosissimo rispetto delle regole di questo blog (regole che, a onor del vero e dei cardiologi, mi ero dato da solo, non so perché), ho pensato che oggi valesse la pena di fare un’eccezione. Un po’ per amicizia (mi sto vantando di essere, poco poco, in rapporti di quasi amicizia con il protagonista di questo post – il Giovanni del titolo), un po’ perché ci sono momenti in cui l’eccezione è l’unica verità possibile.

Dunque niente libri oggi; e nemmeno poeti e nemmeno mostre e nemmeno città e temi culturali o letterari. Oggi solo il viaggio di Giovanni Fontana, che inizierà tra pochi giorni e che vi invito a seguire, prendendo nota del blog (già notissimo, si chiama Distanti saluti) su cui lo racconterà; perché ci sono i libri ma ci sono anche le persone ed è bello che ci siano persone che hanno il coraggio e la voglia di fare cose come questa. Conoscendo l’onestà intellettuale di Giovanni (che non è mio amico come vorrei, in realtà, nemmeno l’ho mai conosciuto di persona, anche se abbiamo scritto una cosa insieme, una volta, e mi ha regalato anche un libro, qualche anno fa), io credo che sarà una storia da cui potremo imparare molto, sia di noi stessi sia di coloro di cui, noi chiusi nel nostro mondo, abbiamo un po’ paura.

Ora mi fermo e vi lascio a lui e al lavoro che dovrà fare, al confine del nostro mondo. Il suo racconto comincia oggi, qui. Io sono sicuro che sarà un racconto lungo che non ci stancheremo di seguire. Buon viaggio, Giovanni.

Chi segue da tempo questo blog ricorderà il mio Diario dalla Palestina, che era anche l’esperienza per la quale l’avevo aperto: distanti saluti, si chiama così per quello. Feci lì il volontario fra il 2008 e il 2009, lavorando con due gruppi di bambini provenienti dai tre campi profughi attorno a Betlemme, e raccontavo quotidianamente quello che mi succedeva (per chi volesse leggerlo, qui c’è un estratto di venti di quei racconti).
Successivamente ho fatto tante altre cose, alcune delle quali anche in qualche modo rilevanti, ma nel tempo mi sono sempre più reso conto che nessuna di queste mi rendeva soddisfatto del contributo che stavo dando. O almeno non quanto quell’esperienza in Palestina o le successive nell’Abruzzo post-terremoto e in Burkina Faso per combattere le mutilazioni genitali femminili.
Per questo ho deciso di tornare a fare l’unica cosa nella quale mi ero veramente sentito utile. La prossima settimana, il 15 aprile, partirò per Katsika, un campo profughi in Grecia dove arrivano persone in fuga dalla guerra…

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Davide P.
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