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giorni quasi prodigiosi

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Ieri sera ho scritto sul mio profilo facebook due righe che qualche amico ha generosamente apprezzato. Le righe dicevano che è uscita un’edizione critica e commentata della prima raccolta di versi di Franco Fortini, quella che si intitola profeticamente Foglio di via, la prima che il poeta scrisse, forse la meno bella eppure già così feconda. Ho pensato ieri sera e ho scritto che è un buon segno questa pubblicazione, perché dice che ci sono ancora versi da rileggere, nel futuro che ci resta, e commenti da scriverne o apprezzarne, commenti alle poesie scritti da qualcuno più bravo di noi lettori, e sono due belle notizie.

 

E però ci son giorni quasi prodigiosi, verrebbe da dire, e mi è successo che stamattina, prima di uscire per andare al lavoro, ho letto di una nuova libreria che apre a Bari, che è una libreria che venderà soltanto libri di poesie e l’ho trovata un’altra bella notizia, la terza, un conforto, una luce. Ne trovate il racconto qui e forse non sarà difficile andarci, una volta che ci capiteremo, a Bari, e forse esiste lo spazio anche per questo tipo di cose, di aperture, di idee, forse possiamo alzarci la mattina con la fiducia che ci sia, questo spazio.

 

E poi però, di nuovo, mentre pranzavo, sempre su facebook, un altro amico lontano ha condiviso un post che chissà come (mia distrazione, mia colpa) mi ero perso, qualche settimana fa, un post che parla di uno dei versi più belli della poesia di Antonio Machado e di tutto il Novecento, quel verso che dice

 

Viandante non c’è cammino
il cammino si fa andando.
Andando si fa il cammino,
e nel rivolger lo sguardo
ecco il sentiero che mai
si tornerà a rifare.
Viandante, non c’è cammino,
soltanto scie sul mare.

 

E allora ho letto tutto il post, lo ha scritto Antonio Prete, che è uno davvero bravissimo a commentare versi, ed è un post davvero interessante ed è una bellezza vera leggerlo e ho pensato che ve ne metto un pezzo qui, se non vi stanca, questo pezzo, come la quarta buona notizia di questa giornata di vento, perchè ci son giorni davvero prodigiosi, verrebbe da dire, ed è giusto dirlo, secondo me, quando capitano:

 

Le impronte, nient’altro che le impronte: questo il cammino. Esse dicono il passaggio, ricordano che siamo passaggio, cioè segno che insieme dice quel che è accaduto e annuncia la sparizione di quel che è accaduto. Se di qualcosa le impronte testimoniano, esse testimoniano del transito: esposte al vento della cancellazione, la loro forma è un fragile gioco dell’apparenza, appartengono al mostrarsi e nascondersi della terra. Ma quelle impronte sono le tue impronte. Anche quando sulla sabbia del deserto sono subito cancellate dal vento, esse ti appartengono in quanto già state. Il cammino è questo tuo offrire un segno alla sparizione. Camminare è stare nella bellezza, e nel fuggitivo lampeggiare, della sua apparizione.

 

E per oggi mi basta, ho voglia di dire. Tanto il vento quanto la poesia. Per oggi non scrivo più, prendo il libro di Fortini e vi saluto. Anzi no, non posso: ho da preparare un po’ di cose per la mattina di scuola di domani, ché non tutte le mattine possono essere prodigiose… Pazienza, prima preparo quelle due o tre cose, poi leggerò finalmente il libro di poesie che mi guarda dalla scrivania, e mi sorride. E mi fa ricordare molte cose belle che è inutile qui nominare.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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