fisica e poesia

Quando diverso tempo fa, su questa minuscola rubrica, segnalai il libro di Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni fisica, come una delle letture più interessanti degli ultimi mesi, non avrei nemmeno sospettato che in pochissime settimane sarebbe diventato, proprio quel libro, uno dei maggiori best-seller del 2015. Ne sono naturalmente felice, perché è un libro intelligente e stimolante, ben scritto, e significa che il primato nelle classifiche di vendita non deve, per forza, coincidere con bassa qualità; non è obbligatorio. E sono pertanto ancora più contento di segnalare oggi un bell’articolo (importante anch’esso), pubblicato su «Internazionale» e scritto da Paolo Pecere, che parte proprio da alcune riflessioni di Carlo Rovelli. La più bella, tra quelle citate nell’articolo, è a mio parere questa:

 

Quando assegno una tesi a un mio studente, la maggior parte delle volte il problema della tesi non viene poi risolto. Non viene risolto perché la soluzione della questione, la maggior parte delle volte, non consiste nel risolvere la questione, ma nel metterla in discussione. Si tratta di realizzare che, nel modo in cui il problema era stato formulato, c’era qualche assunzione implicita e pregiudiziale che doveva essere abbandonata.

 

L’articolo prosegue intelligente e ve ne auguro volentieri buona lettura. E se poi avrete altro tempo, e se non vi spaventa l’apparente marginalità della questione, ho trovato un piccolo post sulla poesia che mi ha abbastanza incantato, stamattina. Dice cose particolari sul sonno e la poesia, sul loro legame, sulla loro inattesa parentela, sul silenzio che paradisiacamente avvolge entrambi:

 

Si potrebbe scrivere un libro sul rapporto tra sonno e poesia. Binomio che appare spesso nell’opera di non pochi poeti. I due termini designano realtà opposte e complementari. Il sonno è l’interruzione delle attività fisiche e cerebrali, una sospensione del tempo, una condizione di passività quasi assoluta. Anche i sogni che lo frequentano non sono controllabili dal dormiente. La poesia al contrario è la quintessenza della concentrazione mentale e, per chi la conosce e pratica profondamente, non per il letterato o il poeta occasionale (cioè il non poeta), è anche la quintessenza dell’attività umana.

 

E poi va avanti e si chiude con una splendida poesia di John Keats. Insomma, vi consiglio anche questo, visto che ogni tanto tutti abbiamo bisogno di dormire un po’.

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Davide P.
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