L’articolo più interessante che ho letto in questi giorni sul web lo ha scritto Roberto Cotroneo, parlando della saga del Padrino di Francis Ford Coppola (mi è capitato, in queste lunghe sere di giugno, di rivederne alcune parti sui canali cinema di Sky; credo che sia capitato anche a Cotroneo…).

 

L’articolo è interessante non perché sia del tutto condivisibile (non lo è, a mio parere: è anzi spesso esagerato) ma perché si sforza di riflettere senza banalizzazioni sul rapporto tra la cultura popolare e l’industria che la produce e la cultura cosiddetta alta, tra ciò che è quindi destinato a durare lo spazio di una stagione e ciò che invece, per motivi misteriosi, è destinato ad andare oltre quella stagione, a sopravvivere, a parlare anche a chi oggi non è nemmeno ancora nato (la persona con cui ho visto in questi giorni alcuni passaggi del Padrino non era infatti ancora nata, quando uscì).

 

È una riflessione interessante (ne ho letta una complementare e ben più articolata in questo lucidissimo saggio di Claudio Giunta, qualche anno fa) ed è una riflessione che dobbiamo continuare a fare, senza preconcetti e senza preclusioni, perché ha davvero a che fare con l’aria che respiriamo e l’acqua in cui, ignari, nuotiamo. A un certo punto Cotroneo scrive:

 

Chiunque provi a scrivere un’opera letteraria, oppure a girare un film, a calcare un palcoscenico teatrale, a scrivere un libro di poesie, sa bene che le opere di culto che non appartengono a una generazione, ma invece delle generazioni non gliene importa nulla, sono dei passepartout che aprono serrature che non conosciamo, ma che esistono, sono punti fermi, hanno dentro le domande giuste, e persino qualche risposta. Ma sono anche la presa d’atto che la cultura, il cinema, l’arte e la letteratura sono del mondo, non sono avanguardie incomprensibili per gente che ne capisce, non strizzano l’occhio a lettori e spettatori eletti che riconoscono una storia comune. Ma arrivano fino ai deserti più sperduti, nei paesi nascosti delle foreste pluviali dove c’è anche un solo cinema. Ti conducono a conoscere il ghiaccio come fece il colonnello Aureliano Buendia, ti rivelano quella vertiginosa semplicità che è dei capolavori e che ogni volta smentisce qualsiasi teoria letteraria e artistica alta ed élitaria, e qualsiasi teoria artistica e culturale che strizza l’occhio al popolare, al facile, alla commerciabilità come valore in sé, se non addirittura come unico valore.

 

E quindi, anche se a qualcuno parrà del tutto fuori luogo, mi piace ricordare che anche oggi esistono i poeti, quelli che vorrebbero parlare a chi ancora non è nato ma nascerà (e leggerà) in futuro. Uno di questi è forse (speriamo) Giancarlo Pontiggia. Io lessi il suo Bosco del tempo qualche anno fa e ne rimasi incantato: era il libro che avevo cercato per anni, quello che mi diceva che la poesia esiste ancora, che sta nell’oggi, anche se non la sentiamo magari più. Presi pure una penna e scrissi una lettera all’autore per ringraziarlo di avere scritto quel libro; lui cortesemente mi rispose e io conservo con piacere la sua risposta, tra le poche carte che ho preziose. Nell’articolo su Pontiggia (che parla anche di due suoi nuovi, interessanti, libri) trovate alcuni dei suoi versi; provate e leggerli, sono belli. E poi, alla fine, trovate questa sua splendida frase:

 

Non che la letteratura debba eludere la storia, ma certo non è fatta per registrarla in modo notarile, tanto meno per onorarla; compito di chi scrive, e soprattutto dei poeti, è far emergere le forze misteriose della vita, giungere ai nuclei fondanti dell’esistere: il potere sovrano della bellezza e dell’amore; la gioia pura di guardare un cielo, di toccare la materia delle cose, di sentirsi vivere insomma.

 

E non mi sembra molto diverso da quello che Cotroneo stava appunto dicendo a proposito del Padrino di Francis Ford Coppola e del suo successo.

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Davide P.
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  1. di liste e di libri | ATBV - 18 dicembre, 2016

    […] Si intitola Origini e raccoglie i versi di Giancarlo Pontiggia, di cui già ho scritto almeno un’altra volta, e che non smetto mai di amare un po’. Anche quando , per esempio, dice cose come questa, […]

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