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ferma e limpida, una e insondabile

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Come tutte le cose che sono in pericolo, come tutte le cose che stanno scomparendo, come tutte le cose che si stanno estinguendo, anche la poesia ha la sua giornata mondiale della.

 

Ma forse chi ha indetto questa giornata mondiale è stato (per una volta) pessimista. Forse ha pensato troppo all’utile, al pesante, all’economico, al produttivo; e a causa di questi suoi pensieri pesanti non ha avuto fiducia nella leggera sopravvivenza della poesia. E per questo ha pensato che fosse il caso di celebrarla, come in un funerale a scadenza annuale, con una «giornata mondiale della». Come per tutte le cose che stanno scomparendo.

 

Eppure da tempo sappiamo che «una storia non dura che nella cenere / e persistenza è solo l’estinzione»; così come sappiamo fin troppo bene che è proprio nella sua lieve inconsistenza di foglia, di barchetta fragile di carta, che la poesia resta e sopravvive: «chi ha edificato sente la sua condanna. / È l’ora che si salva solo la barca in panna». Lo sappiamo bene.

 

Poesia è quindi il rimanere di una città insondabile, di un volto di ragazza, di un’amicizia, di un ricordo impenetrabile. E anche di un labirinto sempre uguale a se stesso e sempre, ogni volta, del tutto diverso. Così, per oggi, fingendo che davvero si stia estinguendo, mi pare bello celebrarla, la poesia, ferma e limpida, come se davvero fossimo a un funerale. Come se non sapessimo perfettamente, tutti, che la bara è vuota:

 

A portarmi fu il caso tra le nove
e le dieci d’una domenica mattina
svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra
lungo il semigelo d’un canale. E non
questa è la casa, ma soltanto
-mille volte già vista-
sul cartello dimesso: “Casa di Anna Frank”.
 
Disse più tardi il mio compagno: quella
di Anna Frank non dev’essere, non è
privilegiata memoria. Ce ne furono tanti
che crollarono per sola fame
senza il tempo di scriverlo.
Lei, è vero, lo scrisse.
Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale
continuavo a cercarla senza trovarla più
ritrovandola sempre.
Per questo è una e insondabile Amsterdam
nei suoi tre quattro variabili elementi
che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi
tre quattro fradici o acerbi colori
che quanto è grande il suo spazio perpetua,
anima che s’irraggia ferma e limpida
su migliaia d’altri volti, germe
dovunque e germoglio di Anna Frank.
Per questo è sui suoi canali vertiginosa Amsterdam.

Davide Profumo
Davide Profumo
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