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29 Marzo, 2020

facce che non lo sono

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Mi piace partire da qui: cliccate pure. È un sito terribilmente  (per me) inquietante, che vi fa vedere delle facce di persone che non esistono (non vi fa un po’ impressione? non vi viene voglia di non crederci?); un sito che «genera un volto umano attraverso due intelligenze artificiali in competizione che estraggono i dati dai miliardi di immagini del web. Apri il sito e ti ritrovi davanti questo volto umano, più reale del reale, ma inesistente: totalmente spettrale, essendo letteralmente un segno (un’informazione plasmata da un algoritmo) senza corpo».

Mi è piaciuto partire da qui, da questi volti inesistenti che saremmo pronti forse ad accogliere, o a scacciare, a veder sorridere o a far piangere, perché ho trovato questo link entro un articolo molto bello, che mette insieme scienza e letteratura e cerca di combinare l’immaginario dell’una con la verità sublime dell’altra e lo fa, secondo me, con un’acutezza che merita la nostra lettura e attenzione.

Lo ha scritto Gianluca Didino, questo articolo (lo trovate qui), e parla di un bel libro di Francesco Guglieri, che si intitola Leggere la terra e il cielo. E parte da un bell’aneddoto sullo stupore di Italo Calvino, questo articolo, per arrivare lontano, passando di qui per esempio:

… lo sguardo abbacinante della scienza, che dovrebbe rischiarare ogni ombra per includerla nella luce della ragione, lungi dall’esaurire i misteri del mondo continua a crearne di nuovi. Come se stessimo guardando attraverso un caleidoscopio, abbiamo scoperto che dentro ogni mistero si annidano infiniti altri misteri, ognuno più impenetrabile dell’altro. Invece che rendere il mondo più trasparente, la scienza ne ha svelato l’intima stranezza, l’orrore e la meraviglia.

E passa anche attraverso lo straordinario Satin Island di Tom McCarthy («Al protagonista del romanzo, U, viene dato il compito di compilare il Grande Rapporto, un testo onnicomprensivo di borgesiana memoria che sintetizzi in un unico quadro concettuale l’infinita varietà del mondo. U si getta a capofitto nel progetto e rischia di perderci la testa prima di realizzare che “lungi dall’essere impossibile da scrivere, il Grande Rapporto che tutto contiene viene scritto intorno a noi in ogni momento, non da un narratore umano ma da un codice binario neutrale e indifferente il cui unico scopo è quello di perpetuare sé stesso”. Il racconto è sempre già disponibile, ma non è intelligibile: può essere letto solo da entità incapaci di fornirgli un senso»), per arrivare immancabilmente anche alla letteratura della catastrofe, quella che in questi giorni ci incuriosisce di più, quella entro la quale, in questi giorni, cerchiamo risposte che ci pare di avere improvvisamente perduto.

Vedere il sublime del virus non è difficile, per quel che riguarda l’orrore (quanto in profondità nei nostri inconsci è penetrata l’immagine dei camion militari che trasportano le bare fuori da Bergamo?) ma anche per quel che riguarda la meraviglia (per la prima volta tutto il mondo è sintonizzato su uno stesso evento, non come nelle guerre mondiali, in cui gli stati erano in guerra gli uni contro gli altri, e non come l’11 settembre, che ha avuto un impatto in fondo marginale fuori dall’Occidente: qualcosa di vagamente simile è successo soltanto in occasione dello sbarco sulla Luna, l’unico altro evento della Storia che ha riguardato tutta l’umanità). Il COVID più di ogni altra cosa mi fa pensare allo «specchio oscuro»: niente meglio dell’epidemia mostra come il presente sia un luogo opaco, da cui non siamo in grado di trarre altro che vaghi modelli, e che la prossima minaccia alla nostra specie è sempre ignota, o non siamo mai pronti ad affrontarla, anche quando stiamo solo aspettando che colpisca

Insomma è una bella lettura questo saggio, e propone molte altre belle letture, da Calvino a McCarthy, fino a Del Giudice e a Carrère. Ci dice di un’indagine, scientifica ma anche letteraria, che non smettiamo di portare avanti, che in qualche è ancora adesso scavo entro una realtà così incomprensibile.

E forse è per questo che mi ha inquietato il sito in cui si possono vedere i volti di persone che non esistono. Forse non accetto che il volto possa essere una semplice immagine vuota, cerco in quegli occhi il brillìo di una vita, cerco una risposta che invece non c’è. O forse invece c’è, e quei volti, prima o poi, esisteranno anche loro.

[Se poi, giustamente, aveste voglia di qualcosa di più realisticamente legato all’epidemia e alla quarantena (cioè ai giorni che stiamo vivendo) ho trovato molti spunti originali e interessanti in questo articolo di Vittorio Giacopini (lo trovate qui): è lungo, è impegnativo, ma tempo ne abbiamo. Secondo me, potete provare ad arrivare in fondo, magari vi piacerà e mi darete ragione.]

Davide Profumo
Davide Profumo
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