A cura di Antonella Potenza

Gillinov AM, Bagiella E, Moskowitz AJ, et al. Rate Control versus Rhythm Control for Atrial Fibrillation after Cardiac Surgery. N Engl J Med. 2016 Apr 4.

Il rischio di sviluppare una fibrillazione atriale nel periodo post-operatorio cardiochirurgico si aggira intorno al 20-50% e si associa a peggiori outcome clinici a breve e a lungo termine, determinando un aumento del rischio di morte, ospedalizzazioni e complicanze quali ictus, scompenso cardiaco e infezioni. Non esistono evidenze certe sulla strategia da preferire (controllo della frequenza versus controllo del ritmo cardiaco) per migliorare gli outcome di tali pazienti.

Un recente studio clinico randomizzato, presentato durante l’ultimo congresso dell’American College of Cardiology, ha valutato l’efficacia e la sicurezza delle due strategie di controllo della frequenza o del ritmo cardiaco in pazienti con fibrillazione atriale di nuova insorgenza dopo cardiochirurgia. Nello studio, condotto in 23 centri degli USA e Canada, sono stati arruolati 2109 pazienti con indicazione a intervento cardiochirurgico e anamnesi negativa per fibrillazione atriale. Nel periodo post-operatorio, 695 pazienti hanno sviluppato fibrillazione atriale (33%) e 523 sono stati randomizzati a ricevere una strategia d’intervento basata sul controllo della frequenza o del ritmo cardiaco. In media, la fibrillazione atriale è insorta a 2.4 giorni dall’intervento cardiochirurgico. L’end-point primario dello studio è stato il numero totale di giorni di degenza ospedaliera nei 60 giorni successivi alla randomizzazione. La durata media della degenza ospedaliera è stata simile nei due gruppi (5.1 e 5.0 giorni, rispettivamente, p=0.76). La mortalità e l’incidenza di eventi avversi non sono risultate statisticamente significative tra i due gruppi (in particolare, p=0.40 per eventi tromboembolici cerebrali; p=0.31 per eventi tromboembolici non cerebrali; p=0.21 per BARC ≥3).

Nei primi 30 giorni dalla dimissione, il 93.8% dei pazienti sottoposti a controllo della frequenza e il 97.9% dei pazienti sottoposti a controllo del ritmo hanno mantenuto il ritmo sinusale (p=0.02); tali percentuali si sono ridotte rispettivamente all’84.2% e all’86.9% a 60 giorni dalla dimissione (p=0.41). Nel 25% dei pazienti di entrambi i gruppi è stato necessario cambiare strategia terapeutica per inefficacia dei farmaci (nel gruppo sottoposto a controllo della frequenza) o per l’insorgenza di effetti collaterali (nel gruppo sottoposto a controllo del ritmo); in totale, 60 pazienti (11.5%) sono stati cardiovertiti elettricamente (9.2% nel gruppo rate control e 13.8% nel gruppo controllo del ritmo).

Pertanto, la fibrillazione atriale è una complicanza comune nel periodo post-operatorio cardiochirurgico ma nessuna delle due strategie di controllo della frequenza o del ritmo cardiaco sembra offrire vantaggi sulla sopravvivenza, sul rischio di complicanze, sulla durata media della degenza ospedaliera e sulla persistenza del ritmo sinusale.

POTENZA FA postcardiochirurgia F1

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Antonella Potenza
Dirigente Medico I livello. Cardiologia Interventistica IRCCS-ASMN Reggio Emilia

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