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Difendere una sconfitta

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Provare a indovinare quale sia stata la più grande partita della storia dei Mondiali di calcio è uno dei giochi più antichi. Ancora più antico delle nostre infanzie (e qui intendo le infanzie di coloro i quali, dalla settimana prossima fino alla metà di luglio, rimarranno incollati al televisore, sospendendo ogni altra attività umana). O per lo meno antico quanto la trasformazione di quello che Gianni Brera definiva “un dramma agonistico completo”, intriso di epos in ogni suo anfratto, in evento planetario. Quando gli chiedevano quale fosse la partita più bella cui aveva assistito nella sua pluridecennale carriera di critico (non semplice cronista, sia chiaro), Brera rispondeva sempre allo stesso modo: Ungheria-Uruguay del 1954… (continua qui)

 

Non mi piace parlare di calcio e soprattutto non mi piace chi confonde e volontariamente mescola l’epica con il calcio e lo spettacolo del calcio televisivo con la storia [e figuratevi un po’, non mi piaceva neppure Gianni Brera, quando ero un giovane lettore dei suoi articoli…]. Però il post di Alessandro Leogrande sull’Uruguay e sul catenaccio secondo Brera è uno splendido post, e fa eccezione. Mi sarei troppo dispiaciuto a non consigliarvelo.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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