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Nel Salento esiste un’emergenza olivi: l’emergenza Xylella. Parliamo di Xylella fastidiosa, un batterio patogeno da quarantena, che si ritiene essere giunto nel territorio dell’Unione europea con piante ornamentali provenienti dal Costa Rica. Questo è quello che ci dicono i riscontri scientifici. La Xyella ha una spiccatissima tendenza a uccidere le piante, come ben sanno nelle Americhe dove studiano il problema da oltre 130 anni senza purtroppo essere ancora riusciti a trovare un rimedio. Da noi la Xylella è all’origine del disseccamento degli olivi: il batterio viene introdotto da insetti vettori nei vasi legnosi degli ospiti su cui si nutre e nei vasi si moltiplica, occludendoli.

 

Non so quanti di voi avessero già sentito parlare di questa storia del batterio che sta mettendo in crisi gli oliveti del Salento. Io, non so perché, mi ci sono imbattuto più volte in questi ultimi tempi e ho letto diversi articoli in proposito (forse è perché sono molto affezionato al Salento e a quei paesaggi, e quindi mi soffermo sugli articoli che ne parlano, è probabile…). In ogni caso, mi è sembrato giusto, anche solo brevemente, darvi conto di questo articolo che ho letto e di cui ho appena riportato l’incipit. È un bell’articolo, che racconta del batterio Xyelella ma finisce con il dire anche diverse cose di come siamo fatti qui in Italia (o forse anche all’estero, ma io non lo so) e di come trattiamo le notizie, io credo tutte, senza distinzione, parlando troppo spesso per sentito dire, e nient’altro.

 

[Poi, già che son qui, ne approfitto per consigliarvi con inconsueto trasporto il libro che ho letto, tutto di un fiato, ieri sera. Ne avevamo già parlato l’anno scorso, mi pare, a proposito di Berlino, e anche un’altra volta, pochissimi giorni fa, quando mi ero ripromesso di leggerlo. Ecco, appunto: l’ho letto. Si intitola I destini generali è la fatica di uno di quegli intellettuali non ancora «venerabili maestri», Guido Mazzoni, di cui abbiamo un gran bisogno; e cerca di raccontare come siamo diventati e cambiati negli ultimi quarant’anni e come forse potremo diventare e cambiare nei prossimi venti. A me è piaciuto.]

Davide Profumo
Davide Profumo
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