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dieci futili ricordi

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È utile, secondo me, leggersi queste poche righe che riassumono le dieci polemiche “culturali” che hanno segnato il 2016 in Italia (siamo in tempi di bilanci, si sa: e non si scappa in nessun modo). È utile perché, tanto nel bene quanto nel male (e sottolineo che di entrambi si tratta), queste polemiche ci raccontano in modo assai più esplicito di altri articoli e di altri eventi culturali, che cosa siamo, che cosa sono i libri per noi, che cosa ci aspettiamo dalla cultura e, in sintesi estrema, di cosa parliamo quando parliamo in Italia di cultura.

 

Ci troverete alcuni spunti interessanti e altri francamente miserabili. A me, quello più fecondo sembra senz’altro (ma sono sicuro che voi ne sceglierete altri, magari puntando su Bob Dylan o su Elena Ferrante) questo, il mio preferito:

 

A settembre un giudice del Tribunale di Roma commina una sentenza di risarcimento in libri da leggere per una ragazzina minorenne finita in un giro di  prostituzione del quartiere romano dei Parioli che devono essere acquistati dal cliente condannato. Come ha scritto Francesco Longo su Studio: «La sentenza fa inevitabilmente riflettere sulla percezione dei libri oggi in Italia. Molto diversa dal ruolo che i libri hanno spesso rappresentato in passato. Quando i libri fanno il loro dovere, infatti, destano sospetti, sono censurati, a volte proibiti dai genitori, tanto che per farli circolare si è costretti a ricopiarli, a fotocopiarli, a leggerli di nascosto […] Bene che i libri siano letti, ma è un dolore che siano ormai ritenuti binari su cui lanciare una vita ordinaria, modellata sulla buona condotta, triste che siano sinonimo di sane regole della società». Un fatto che si collega evidentemente alle polemiche a cadenza regolare sulle campagne di promozione della lettura, che lanciano con poche variazioni il messaggio che i libri facciano diventare chi li legge cittadini e persone migliori, togliendo di fatto al libro tutto il fascino che ha esercitato ed esercita su chi i libri li ha amati e li ama e sa benissimo che non si legge per essere più civili.

 

Però può darsi che non abbiate tempo per leggere queste futilità, vi do ragione. Magari state già leggendo lo splendido libro che, per le vacanze, vi ho consigliato pochi giorni fa, speriamo. In tal caso forse vi rimarrà il tempo per qualche poesia, di un poeta contemporaneo di straordinario talento. Lui si chiama Philip Larkin e sono sicuro di averne già parlato, anche se non mi ricordo dove né quando. Trovate quattro sue poesie, tradotte da Claudio Giunta, in questa pagina. Una, bellissima, è questa:

 

Fili
 
I grandi pascoli hanno recinti elettrici
perché le bestie vecchie stanno buone,
ma i manzi giovani fiutano sempre acqua più pura
da qualche parte altrove. Ciò che sta oltre i fili
 
li manda a massacrarsi contro i fili,
contro la scossa che gli strappa i muscoli.
I manzi giovani invecchiano da quel giorno
barriere elettriche ai loro sensi immensi.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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