Francesco Bacone o Francis Bacon (1561­-1626)
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dalla parte del torto

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«Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati.»

 

Dicono che l’abbia scritta Bertolt Brecht questa frase, che io tante volte ho sentito citare senza capirla. Poi, qualche mese fa, improvvisamente, l’ho capita (non so perché: né perché l’ho capita – o credo di averla…– né perché così in ritardo, francamente) e allora ha cominciato a non darmi più pace, come certe poesie che probabilmente la citavano e che io amavo senza nemmeno capire che la citavano.

 

E mi è venuta in mente due volte questa piccola frase proprio stamattina, mentre leggevo due cose molto diverse tra loro. La prima è questa, scritta da Massimo Mantellini, che parla anche di Farinetti e di Baricco e di quello che resta da fare agli intellettuali (sedersi dalla parte del torto, secondo me; o magari camminare verso dove loro vedono che si può ancora andare, mentre noi non lo vediamo perché non siamo intellettuali, appunto, e la loro vista è quindi assai migliore della nostra). Ne cito alcuni lunghi brani, perché vi venga voglia di andare a leggerlo tutto, ne vale la pena:

 

Se esiste (ma esiste?) una discontinuità fra l’Italia e gli altri Paesi, per quel poco che vedo in giro, io la individuerei forse dalle parti della mediocrità. Che è endemica e contagiosa, è la forma mentis della società occidentale, ma che da noi assume spesso i tratti eccessivi dell’operetta. L’Italia del 2015 è un Paese dominato da mediocri di talento come mai lo è stato in passato. Un luogo nel quale capacità espressiva e divulgazione sono la gran parte del tutto.

Prendi Oscar Farinetti: un simpatico mercante piemontese di talento, innalzato a furor di televisione alla funzione di cane pastore delle traiettorie intellettuali italiane. Farinetti è un uomo intelligente ed ovviamente si schermisce, ma fra un “figuriamoci” e l’altro ci indica la strada del futuro del Paese dai palcoscenici televisivi. Un uomo del fare, una brava persona che snocciola numeri a mitraglia: uno che in mezzo ad un sacco di frasi ad effetto, alcune delle quali magari anche geniali, spara anche un sacco di sciocchezze a caso. […]

Anche Baricco come Farinetti è un uomo dal chiaro talento divulgativo, perfetto nel ruolo strettissimo di spiegatore culturale da format TV o di inviato speciale di Repubblica ad un evento sportivo o a un concerto dall’altra parte del globo che domani Alessandro ci racconterà in prima pagina argutamente, meravigliandoci e facendoci sorridere dentro l’eleganza della sua scrittura istintiva. Roba che funziona, che quasi nessuno saprebbe fare meglio. Un po’ come quando Antonio Albanese fa il comico e non il pensoso attore drammatico.

La mediocrità in sé, non sarebbe quel gran vizio. Certo occorre saperci convivere, provare a sfuggirle ogni tanto. Svicolarle fra le gambe è una delle scommesse della nostra vita. A volte riusciamo, altre volte no. Diventa invece un peccato capitale quando viene scambiata per qualcosa d’altro, soprattutto quando il mediocre viene eletto a simbolo. Quando una simile sostituzione accade, ed in Italia accade continuamente, la cerimonia che questo Paese manda in mondovisione è quella della propria complessiva mediocrità, dell’incapacità di annusare e premiare il talento, la fatica nascosta, l’applicazione e la testardaggine dei migliori di noi.

 

E infine, anche se davvero non c’entra nulla, mentre anche io scuotevo forte la testa per il fastidio (altro non so più fare, e immagino che sia più che un grosso limite, questo…), ho cercato qualcosa che potesse essere davvero una sedia dalla parte del torto (c’è stato solo un libro che ho letto in questi mesi che mi è davvero sembrato inesorabilmente tale – il cui titolo, pensate le coincidenze, è desunto proprio dallo stesso poeta che citavamo prima, e che citava Brecht; e non mi stanco di riproporvelo). E mi pare di averne trovata qualche traccia in questo post qui, che dice, tra il resto, così:

 

Ma chi l’ha detto che è una gara? Dico, chi ha detto che la vita e il personale prendere parte alle cose del mondo debba per forza esplicarsi sotto i dettami e le regole della competitività? Generazioni di esseri umani si sono alternate e susseguite nella storia senza concorrere quali antagonisti per affermare il proprio sé, per sancire la propria vittoria. A essi nessuno aveva detto spiegato che si doveva correre per un trofeo, e sono quasi certo che, se qualcuno l’avesse fatto, uno scoppio sincero di risa l’avrebbe travolto. E se gli si fosse aggiunta la puntualizzazione della correttezza del risultato raggiunto in virtù del merito individuale, a quelle risa si sarebbero unite copiose lacrime e vigorosi colpi di tosse da divertimento…

 

D’accordo, ho divagato e non c’entra niente, lo so anch’io; e poi è la fine dell’anno e contano solo gli elenchi e gli auguri, avete ragione. Per cui, simpaticamente, vi faccio i miei migliori auguri e vi rivelo che c’è in rete un elenco dei migliori libri del 2015 che mi è piaciuto più di altri (perché ne condivido alcune scelte, naturalmente); è un elenco ricco e articolato e quindi ognuno potrà scegliere quello che meglio gli si conviene, secondo me. E a quell’elenco mi permetterei di aggiungere anche un libro sulla scuola, che sto leggendo proprio ora, che secondo me può funzionare come ultimo consiglio del 2015. Anche perché, lo confesso, è di nuovo un clamoroso libro di uno che guarda in un luogo sbagliato, in una direzione diversa, dalla parte del torto (perdonatemi, non ho resistito). Lo ha scritto Walter Tocci ed è presentato bene qui:

 

Il fine della scuola è sempre meno quello di formare spiritualmente e civilmente i cittadini italiani, di dotarli di un patrimonio cognitivo e culturale per la futura navigazione in una società complessa, ma di renderli più pronti alle esigenze del mercato del lavoro. Questo spiega l’ossessione normativa con cui i governi sono intervenuti negli ultimi decenni in tale ambito, senza alcuna ambizione di innalzare la qualità dei processi formativi, di innovare i metodi e i modi dell’insegnamento, di attingere alle novità dei saperi contemporanei, oggi impegnati in uno straordinario sforzo di cooperazione interdisciplinare.

Davide Profumo
Davide Profumo
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