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confessioni letterarie

Ci sono scrittori con cui ho relazioni (letterarie, s’intende) incerte. Nel senso che non so quanto mi piacciano i loro libri, che non so se ho capito bene quello che scrivono e se quello che ho capito e che mi piace è realmente quello che loro scrivono o piuttosto quello che leggo io.

E in più (lo confesso, tanto siamo tra persone adulte, fare finta è commovente ma ormai abbastanza inutile) sono scrittori che forse mi vergogno anche un po’ ad amare, per cui non so se è il caso di tenere nascosta la mia predilezione, non vorrei che qualcuno pensasse male… E dunque, di questi scrittori, preferisco tacere. Ed evitarmi, nel caso, brutte figure letterarie (che sono sempre fastidiose, ammettiamolo: come per voi cardiologi restare muti di fronte a un elettrocardiogramma).

Tra questi scrittori (che sono pochi, non fatevi idee strane) ce n’è uno che vaga in questa fine di anno tra i miei segnalibri, quelli apposta preparati per l’Oblò. Lo guardo da giorni e da giorni ci penso e non riesco a decidermi. Ma ho pensato che non ci si può nascondere sempre, e quindi mi decido oggi.

Lo scrittore è Milan Kundera, che fu mia passione adolescenziale degli anni Ottanta, che usai per far colpo sulle ragazze a cui piacevano i giovani con ambizioni intellettuali e che poi ho volontariamente dimenticato (forse proprio perché mi vergognavo di quell’uso: nobilissimo, visto oggi da qui), salvo qualche ripresa clandestina, di nascosto da tutti, sporadica e rara.

Di Kundera è on line da qualche giorno un ritratto davvero molto convincente (lo trovate qui), che mi ha fatto pensare che forse non avevo equivocato del tutto i suoi romanzi e la loro qualità. Lo ha scritto, questo ritratto, Niccolò Amelii, e racconta un romanziere di altissimo profilo e di cifra stilistica molto peculiare, e per questo insostituibile. Potete leggere qui, per esempio:

Convinto che se è già il mondo a prendersi troppo sul serio, il romanzo deve esimersi dal farlo, Kundera si interroga su grandi questioni filosofiche e metafisiche – l’amore, l’eros, l’oblio, la memoria, l’identità – senza mai scadere nel pedagogismo o nell’intenzione moraleggiante, ma anzi rivestendo l’articolazione narrativa dei concetti affrontati di una leggerezza, di una trasparenza, che si rivelano al contempo nella tonalità, sempre un po’ disillusa, divertita e malinconica, e nella forma, classicamente moderna, che deve molto ai conte philosophique di matrice illuminista. Fondere l’alto e il basso, estrapolare la levità dalla pesantezza e viceversa; come scrive lo stesso Kundera ne L’arte del romanzo (1986): «Unire l’estrema gravità della domanda all’estrema leggerezza della forma: questa è da sempre la mia ambizione».

Ma anche questo passaggio è illuminante:

La ricerca di un significato minimo e originale, entro il perimetro trasformativo ed estensivo del romanzo, non può prescindere da questa continua dialettica autore-personaggio, capace da un lato di salvaguardare la cosiddetta «saggezza dell’incertezza» e dall’altro di corrodere a poco a poco un sistema di credenze, di parole d’ordine e di priorità apparentemente chiuso, saldo e immodificabile, fino a farlo implodere dall’interno, trasformando il vero nel falso e il dramma nel suo controcanto farsesco.

Insomma, Amelii è stato così acuto e preciso che era giusto smettere di nascondersi, almeno per qualche ora di una domenica mattina, e consigliarvi (tra le innumerevoli letture natalizie che nel frattempo qualcun altro vi sta consigliando di fare) alcuni tra i romanzi di Kundera, che forse ho letto troppo di nascosto per capirli davvero bene. O forse, semplicemente, li avevo anche più o meno capiti ma ero troppo occupato a fare altro, nel frattempo (che è un po’, dacché siamo in giornata di confessioni, il riassunto della mia minima vita). E Milan Kundera, invece, era uno scrittore vero, che ancora oggi merita ampiamente il tempo delle nostre vacanze e non solo.

Ma ovviamente, se invece voleste, qualche consiglio più serio, posso affidarvi alle solite classifiche, più o meno di qualità. O meglio ancora (se mi date retta) vi affido alle preferenze di un altro lettore che sul web, pochi giorni fa, ha parlato di scrittori che ama (e che amo anch’io) e ne ha estratto un brevissimo consiglio natalizio, di vertiginoso valore letterario: questo.

Tra tutto, che siano letture clandestine o sfacciatamente esibite, direi che ne avrete serenamente fino al Natale prossimo.

Davide Profumo
Davide Profumo
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