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con il sale

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Solo un brano, stamattina, seconda domenica di gennaio e del 2016, anno nuovo. Solo un brano ma a mio parere bellissimo e importante e caustico e incisivo, quando basta. Un agile brano sull’anno che inizia e su quello che ci aspetta quando entriamo nei luoghi che (in teoria ) ci piacciono. Lo ha scritto Paolo Nori e comincia così (ma arrivate fino in fondo, vi prego, perché il bello – insomma… – è alla fine):

 

Questa settimana son stato così contento di cominciare l’anno nuovo, con tutte le cose che devi fare nei giorni normali, appena svegliato, lavarti, farti la barba, vestiti, metterti le scarpe, allacciarle.

Quando si ricomincia, i primi di gennaio, non so se succede a tutti, ma per me è come se questi gesti abituali riprendessero senso, e mi è tornata in mente una cosa che mi hanno detto l’anno scorso a proposito delle cose che scrivo, che parlano della vita quotidiana, mi han detto, e quando mi han detto così a me era venuto da pensare che io conoscevo solo la vita quotidiana e che la vita settimanale, la vita quindicinale, la vita mensile, la vita bimestrale non le frequentavo, e quest’anno, davanti allo specchio del mio bagno, il sei di gennaio, intanto che mi facevo la barba, mi è venuto da pensare che mi auguravo che quest’anno, il 2016, fosse pieno di vita quotidiana e che fosse un anno dove sarei riuscito a lavorare tutti i giorni, che è una cosa difficile perché tutti i giorni son tutti i giorni comunque proviamo, ho pensato.

E questo entusiasmo, se così si può dire, per l’anno nuovo, secondo me dipendeva anche dal fatto che l’anno scorso, il 2015, forse mi aveva un po’ stancato, e quando eravamo arrivati alla fine io mi ricordo che avevo pensato che, siccome quest’anno è un anno bisestile, io mi ero chiesto se non era magari possibile fare l’anno bisestile ogni due anni e ogni quattro anni saltare l’ultimo dell’anno…

 

Lo avete letto? Vi è piaciuto? A me davvero tanto, proprio per quel passaggio finale sui Libri, con la L maiuscola e sul loro posto nel mondo; senza contare che c’è pure Dante, la mia segreta (nemmeno tanto) passione.

 

[Però, lo sospetto, avete voglia di qualcosa di più. Ecco, nel caso, ho pronto un altro piccolo articolo, a proposito dei dati sui neolaureati apparsi qualche giorno fa, in Europa, quelli che dicono che in Italia, a tre anni dalla laurea, molti giovani ancora non hanno trovato lavoro… Ecco, io avrei un’idea che coincide quasi con quella che ho trovato scritta qui. Assomiglia a una provocazione, lo so; eppure è proprio quello che penso, senza incertezza. Compreso Berlinguer e la laurea triennale e tutto quel baraccone lì. Se avete voglia di essere provocati, questo è uno dei suoi passaggi chiave dell’articolo:

 

Non sto ad elencare tutte le cause di questa poco invidiabile situazione, a partire dalla crisi economica. Vorrei però sottolineare quella, a mio avviso, principale, e cioè la rovinosa riforma delle università a firma Berlinguer, varata anche grazie all’ignavia diffusa e trasversale delle forze politiche e culturali italiane. Infatti la cosiddetta laurea breve ha portato nel giro di pochissimi anni al precipitare della qualità degli studi e al proliferare degli indirizzi. Molti corsi triennali si sono caratterizzati (e si caratterizzano) per trasmettere conoscenze e competenze neanche degne delle scuole superiori pre-berlingueriane. Moltissime “tesine” triennali sono indecorose e assolutamente non in grado di far approfondire un argomento, né di creare un metodo di ricerca.]

 

[Eppure siete ancora qui, non ve ne state andando…. Perché? Cosa volete ancora? Ecco, io forse lo so cosa volete: che vi segnali qualcosa a proposito dei «fatti» di Colonia, per esempio. Però, scusate, io sono un po’ in difficoltà e faccio fatica a capire e quindi a leggere e quindi ad apprezzare o no quello che qualcun altro sta scrivendo in queste ore. Perché, in tutto questo dibattere e dibattersi mediatico di commentatori brillanti e compunti, io, di «fatti», non ne ho trovati molti, o li ho trovati contraddittori, o forse non li ho capiti io, per colpa mia. Per cui vi segnalo questo: un articolo che dice molto seccamente, senza alcuna retorica e senza che nessun Gramellini possa assumere la sua aria pensosa e ragionevolmente meditativa mentre li legge, quali sono finora i «fatti» realmente accertati. Che significa anche che il resto sono chiacchiere. L’articolo è dell’altroieri, il che comporta che i fatti sono quelli accertati fino all’altroieri (ma le chiacchiere si erano già sprecate, eccome… D’altronde il film di Checco Zalone aveva già fatto il suo tempo, venerdì: trovare altri temi era indispensabile). Se abbiamo bisogno di un commento è a partire da questi «fatti» che vogliamo averlo e costruircelo. Il resto è un po’ di retorica con la faccia di qualche giornalista di quelli più in voga, mica altro.]

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Davide Profumo
Davide Profumo

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2 Comments

  1. Mariella Liberti ha detto:

    Bellissimo pezzo che non ha potuto non riportarmi al “Sale della terra” di Wenders. Se qui si ragiona di libri ed esistenze “quotidiane”, lì ci si esprime per immagini, altrettanto potenti e significative ed evocative di un’umanità in perenne contraddizione. Grazie per i continui spunti di riflessione.

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