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come una sciabola

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Da ieri, 20 gennaio, la poetessa Anna Toscano cura una rubrica di poesia sul sito «Minima & Moralia» (trovate qui la prima “puntata”). È una bella notizia, perché Anna Toscano è brava e acuta, e anche perché l’impostazione della sua rubrica è questa: «poche parole e molta poesia» (così ha scritto lei, su un social). Proposito che mi sembra ottimo, il migliore dei modi che abbiamo per parlare e spiegare ciò che mal sopporta spiegazione e analisi, vale a dire la poesia.

Anna Toscano ha iniziato con i versi difficili di una poetessa difficile, Ingeborg Bachman, austriaca, protagonista appartata del Novecento europeo, letta poco proprio perché, a suo modo, estrema. Li ha lasciati lì, sulla pagina bianca del web, ha lasciato che ci colpiscano come solo le pietre scagliate da non si sa dove possono fare, dal buio di un’esistenza altra che non possiamo concepire, da un silenzio che prima c’era.

Ha aggiunto poche righe, tra cui queste:

… non è disordine, non è straniamento, è la cifra di una scrittrice che confida nella parola in modo assoluto e maneggia il verso come un cavaliere la sua sciabola.

Anna Toscano ha intitolato la sua rubrica «Chiamami col mio nome»: che è un titolo bello, ma forse è un titolo più inquieto che bello. Forse è anche un piccolo programma letterario: chiamare i poeti con il nome della loro poesia, aggiungendo poco, solo qualche segno particolare, lasciando l’essenziale, l’essenza, il nome che hanno e che li definisce.

Non lo so: sento un’idea forte e bella di poesia, dentro questo titolo e dentro le poche parole (e i versi estremi) che hanno inaugurato questa rubrica. Non volevo nemmeno scriverne, ma invece ne ho scritto: li lascio anche a voi, mi direte se vi fanno lo stesso effetto, se vi turbano un po’, se invece non vi dicono nulla ed è soltanto di me che sto parlando. È possibile, naturalmente: a volte, quando si parla di ciò di cui non si sa come parlare, cioè di poesia, è molto facile confondersi.

Davide Profumo
Davide Profumo
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