come un breviario

Una delle cose che mi sto divertendo moltissimo a fare, in questi primi gelidissimi giorni del 2017, è quella di seguire con costanza assidua e appassionata gli «appunti» che Mauro Zucconi sta pubblicando sul suo blog, uno al giorno, come se fossero preghiere ma senza un dio, una specie di breviario laico, come un canzoniere senza la pretesa nemmeno di esserlo. Come un diario, insomma, di quelli che tantissime volte ci siano detti: «Ok, va bene, da oggi comincio a tenere un diario», e abbiamo steso con cura la prima pagina, bianchissima, con il palmo della mano, soddisfatti, e ci sembrava di avere così tante cose da dire.

 

Ecco, a me sembra che Zucconi abbia in effetti molte cose da dire, anche piccole, anche semplici dettagli. Piccole storie che però ne compongono una di medie dimensioni, diciamo, che varrà pure la pena di essere seguita. E per esempio ho trovato molto significativa questa pagina, che a suo modo vuole parlare di poesia e si intitola Diciannove e dice così:

 

Oggi in libreria, nel reparto letteratura, ho visto due volumi, Lyrics 1961-68, di Bob Dylan, e Lyrics  1969-82, sempre di Bob Dylan. Costo: venti euro l’uno. Ho sfogliato Lyrics 1961-68, o forse era Lyrics 1969-82, adesso non ricordo, sono molto simili tranne per il fatto che uno è blu e l’altro è arancio, e dentro c’erano i testi delle canzoni di Bob Dylan con traduzione a fronte, che di solito quando il titolo e la copertina rispecchiano esattamente il contenuto del libro è una buona cosa, ma qui ho avuto l’impressione che non lo fosse.

Devo dire che io le canzoni di Bob Dylan non le conosco, a parte quelle che conoscono tutti, ma insomma non conosco davvero la sua produzione musicale, testi compresi. Dunque mi sono soffermato su una pagina a caso, sembrava un grosso volume di poesie più che di canzoni di musica leggera, e allora ho letto il testo come se fosse una poesia, credo, anche senza volere. Diceva:

“È un fine settimana silenzioso
quello che la mia piccola mi ha dato.
È un fine settimana silenzioso
Quello che la mia piccola mi ha dato.
Si è messa a fare la dura,
dice che me non mi conosce
e mi lascia disperato.

Un fine settimana silenzioso,
la mia piccola mi ha colto di sorpresa.
Un fine settimana silenzioso,
la mia piccola mi ha colto di sorpresa.
Sta girando come una trottola,
la testa che tocca il soffitto,
e insieme a qualcun altro se la spassa.”

E, niente, non l’ho comprato.

Oppure c’è la storia di un brutto incontro che si intitola Ventuno e inizia in questo modo misterioso:

 

Ci siamo fermati alla stazione di servizio deserta e accodati a un furgoncino verde targato Torino. Due uomini erano impegnati nelle operazioni di rifornimento. Smarties stava per scendere, ma io l’ho fermata mettendole una mano sulla gamba.

«Aspetta».
«Cosa?».
«Osserva».
«Cosa?».
«Ragiona. Quell’uomo sta fumando mentre fa benzina».
«E dunque?».
«Analizza».
«Ma cosa?».
«Fuma mentre fa benzina, che cosa ci dice questo?»…

 
Ma anche, a voler insistere, c’è l’apologo mirabile che si intitola Ventiquattro e che vi invito a meditare con la dovuta cautela. Come del resto vi invito a leggerli tutti questi appunti, e tutto questo diario, che io trovo divertente e che mi sta un po’ tenendo compagnia, in questi giorni gelidissimi con cui si è aperto il 2017. A meno che…

 

A meno che non siate proprietari di un’Audi, in effetti Nel qual caso, infatti, potete anche direttamente andare a leggere il post che ha scritto appositamente per voi Astutillo Smeriglia e che parla di automobili ma anche di razzismo e di Bernardo Provenzano e di generalizzazioni. Che poi, tutto sommato, potete leggerlo anche se non possedete un’Audi, ora che ci rifletto bene.

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Davide P.
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