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Cholesterol Efflux Capacity, High-Density Lipoprotein Function, and Atherosclerosis Amit

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Cholesterol Efflux Capacity, High-Density Lipoprotein Function, and Atherosclerosis Amit

V. Khera, et al. N Engl J Med 2011;364:127-35. 



 

Nuovi dati sul fronte delle HDL forniscono evidenze del fatto che non tanto i livelli quanto la funzionalità e qualità di tali lipoproteine è importante nella protezione cardiovascolare. In un recentissimo studio è stato dimostrato che la capacità del siero dei soggetti analizzati di promuovere l’efflusso del colesterolo dai macrofagi, un indice della funzionalità delle HDL, è inversamente associata all’ispessimento medio intimale (IMT) carotideo e alla presenza di stenosi coronarica rilevata tramite angiografia.

In particolare, nello studio è stata misurata la capacità di promuovere l’efflusso cellulare del colesterolo da parte delle HDL di 203 soggetti sani di cui è stato determinato l’IMT; è stato valutato inoltre l’efflusso del colesterolo alle HDL di 442 pazienti con stenosi coronarica e di 352 soggetti controllo. In termini di aterosclerosi sub-clinica l’IMT carotideo è risultato inversamente e significativamente correlato alla capacità di efflusso di colesterolo delle HDL, ma non ai livelli delle HDL stesse o dell’apoAI.

Inoltre, la percentuale di pazienti con stenosi coronarica diminuiva all’aumentare della funzionalità delle HDL. Il metabolismo delle HDL non è ancora per molti versi pienamente compreso, modificazioni conformazionali o ossidative a carico delle HDL potrebbero alterare la loro capacità di rimuovere il colesterolo dai macrofagi. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per identificare i fattori coinvolti nella funzione delle HDL e individuare quali tra essi sono modificati nei pazienti con malattie coronariche. Le ricerche future saranno in grado di testare l’impatto di interventi farmacologici sulla funzionalità delle HDL tramite misurazione della capacità del siero dei soggetti trattati di promuovere l’efflusso del colesterolo dalle cellule, parametro che, alla luce di quanto emerso da questo studio, si propone quale nuovo potenziale marker del rischio cardiovascolare.

F. Bernini

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