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chi comunica che cosa

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Quando sono stato troppo cortesemente invitato, nell’autunno del 2014, a parlare al convegno dell’Atbv, ho scoperto che in un modo o nell’altro tutti gli interventi dei partecipanti avevano a che fare con la necessità e l’utilità del «comunicare» e sulle caratteristiche che avrebbe dovuto avere questa nostra «comunicazione» (compresa ovviamente la mia, su questo sito web). Ho ascoltato interventi interessanti e ho detto poche parole, per lo più inutili, inframmezzate da un tentativo di etimologia della parola «comunicazione» che ancora adesso mi lascia dei dubbi.

Però, lasciati i miei dubbi da parte (che è dove si meritano effettivamente di stare), mi ha molto colpito trovare, oggi sul web, un breve excursus sul concetto della comunicazione (politica, di massima) scritto da Giuseppe Mazza e davvero molto interessante, sia nei suoi presupposti sia nelle sue conclusioni. Il breve saggio inizia così e continua sul sito di doppiozero, a cui vi raccomando di rivolgervi per leggerlo tutto e riprendere in mano alcune delle considerazioni che facemmo in quel convegno dell’autunno 2014:

Se nel nostro paese c’è una parola malata, quella è “comunicazione”. Lavorare in comunicazione, studiare comunicazione, fare comunicazione: tutte espressioni che spesso evocano attività indistinte, competenze imprecisate, capacità magiche.
L’inafferrabilità di questa parola consente ogni distorsione del suo senso. In particolare, quando è entrata a far parte del lessico politico e giornalistico, la comunicazione si è tradotta nella miglior dote dei leader. Non c’è dubbio, infatti, che il requisito indispensabile di questi anni sia stato considerato proprio comunicatore, merito attribuito prima a Berlusconi, poi a Grillo, oggi a Renzi e Salvini.
Questo però vorrebbe dire che per comunicare basta affacciarsi nei mass media. Ciò che contraddistingue i comunicatori è invece qualcosa di più preciso. Bernbach fu molto chiaro: il loro compito è consegnare il messaggio. I comunicatori si occupano della delivery di un significato. Se gli artisti non devono dare alcuna destinazione alle proprie creazioni – cosa vuol dire di preciso quel quadro? – i comunicatori invece hanno a cuore la ricezione esatta di ciò che vogliono esprimere.

[E poi, visto che a leggere l’excursus pare assodato che la comunicazione e abbia etimologicamente a che fare con il concetto di munus, che è «dono», come qualcuno già adombrava durante il nostro convegno, un piccolo dono da parte mia non sarà inopportuno: il ritratto di un uomo che nel centro di Milano forse fa del marketing, ma forse – speriamo – no, non fa quello o non fa solo quello, forse semplicemente fa quello che tutti dovremmo, in un modo o nell’altro, sforzarci di fare: migliorare il pezzo di mondo che ci è toccato in sorte. Ed è questo uomo qui.]

Davide Profumo
Davide Profumo
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

4 Comments

  1. [ ] ha detto:

    Uh, grazie [sì, faccio – anche – marketing e mi piace pure (nessuno è perfetto)] (ma ci conosciamo?)

    • Davide Profumo ha detto:

      Scritto male, ahimè [ho leggermente editato, adesso]: intendevo che è l’uomo della vetrina che descrivi a fare forse (forse) anche un po’ di marketing… Non avevo idea che pure tu soffrissi di questo disturbo 😉
      [Ci siamo incrociati su un social defunto e su qualche vecchio blog; avevo il nome del pesce scorfano]

  2. [ ] ha detto:

    Hahahahah, in effetti ce ne sono un bel po’ che lo considerano un disturbo grave (ma secondo me non lo è) (e quell’uomo lì no, non credo che lo faccia per quel motivo) (ma tu guarda quant’è piccolo il mondo)

  3. Alan ha detto:

    Continuo a pensare che il miglior etimo per comunicare riporti al “difendere insieme” (ciò che si è conquistato). Mi rendo anche conto che l’etimologia non è una scienza esatta e che lei ha (quasi) sempre ragione.

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