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Che Dio benedica la ricerca (e non solo)

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Che Dio benedica la ricerca (e non solo)
Dr. Claudio Cuccia

 

Il crisma sarà pure un semplice preparato a base di olio, certo è che dovrebbe ungere, oltre i soldati di Cristo e i moribondi, anche il profumo e la virtù della ricerca, e dovrebbe farlo in cerimonie festose, volte a cancellare, tra l’altro, il verde che colora le tasche dei ricercatori. Ecco perché fa piacere sentire un cardinale parlar della ricerca (Gianfranco Ravasi, da un ‘Domenicale’ del Sole 24 ore di qualche tempo fa), quale àncora di salvezza dall’ovvietà e traghetto sicuro verso il senso profondo delle cose. Instilla, il prelato, il senso del dubbio. State a sentire:
“Nella saga di Herry Potter, la professoressa Mc Granitt presenta il protagonista a Oliver Baston e proclama solennemente «Baston… ti ho trovato un Cercatore!». Questo tipo di persona merita la maiuscola, perché ai nostri giorni si ama la risposta preconfezionata, la soluzione precotta, la ricetta predisposta. Siamo ben lontani dal monito dell’Apologia di Socrate in cui Platone poneva in bocca al maestro la frase: «Una vita senza ricerca non mette conto d’esser vissuta». Ho avuto spesso occasione di rievocare la sintesi lapidaria che del suo pensiero mi dette anni fa lo scrittore Julien Green durante un breve incontro: «Finché si è inquieti, si può star tranquilli».”
Quanta intensità, e quanta passione, in queste parole. Parole che mi sono tornate alla mente perché, pochi giorni fa, in una maestosa cornice (Palazzo Giustiniani, a Roma), la Fondazione Lilly una cerimonia di quelle ora invocate l’ha proprio fatta, e l’ha fatta per premiare un ricercatore italiano, da tempo collaboratore del nostro sito: Alberto Ranieri De Caterina.
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Il giovane – perché a poco più di trent’anni si è molto giovani – ha vinto il concorso che la Fondazione annualmente indice e, grazie ad una generosa borsa, riuscirà, nei prossimi tre anni, a sviluppare il suo progetto presso un’altra fondazione, la Fondazioni Monasterio di Massa. Si parla di infarto, di STEMI, e visto che i tempi alla riperfusione non sempre sono quelli che si vorrebbe, ecco che De Caterina si impegna a capire come preparare il cuore alla sofferenza, al danno da riperfusione e a tutto ciò che troverete allegato nella descrizione del progetto.
La notizia è una bella notizia, soprattutto in un paese come il nostro, fanalino di coda dell’Europa per la percentuale di risorse destinate alla ricerca.
A ben pensarci, poi, perché premiare solo la ricerca? Perché non cercare altri incentivi che favoriscano chi altro non vuole che migliorare le proprie conoscenze da dedicare al lavoro?
Sentite a questo proposito cosa scrive Claudio Giunta, il geniale autore de “Il paese più stupido del mondo” e del recentissimo “Una sterminata domenica” (www.claudiogiunta.it,  6 aprile 2012):
“…potremmo spiegare che la stessa parola ricerca è abusiva, e che sarebbe meglio tirar fuori dalla soffitta la vecchia, umile parola studio, una pratica che per essere svolta ha bisogno soltanto di scuole e università decenti, di buone biblioteche e del denaro sufficiente a far vivere in modo dignitoso le persone che studiano e quelle che aiutano gli altri a studiare. Il resto è superfluo; e al superfluo, in tempi di crisi, è giusto rinunciare”.
Buon lavoro a tutti e, soprattutto, buono studio a tutti.
so di non sapere

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