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Charles Robert Darwin (1809-­1882)

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Darwin nacque a Shrewsbury, una cittadina vicina a Birmingham. Secondo i desideri del padre Robert, che era medico, avrebbe dovuto dedicarsi anch’egli a tale professione, ma il giovane Charles indirizzò i propri interessi alla storia naturale perché non amava troppo la vista del sangue. Alla fine del 1827, dopo risultati scolastici abbastanza deludenti, il padre pensò che il figlio si sarebbe potuto dedicare alla vita ecclesia­stica e lo mandò a Cambridge per proseguire gli studi. Anche questa volta il giovane Charles deluse le aspettative paterne. Frequentò invece con interesse le lezioni di botanica e iniziò a collezionare ed a classificare insetti. Il viaggio come naturalista di bordo sul veliero Beagle, dal 1831 al 1836, cambiò la vita di Darwin e fece da catalizzatore alla stesura delle nuove idee sul­l’evoluzione. I problemi di fondo da affrontare erano sostanzial­mente due: come era stato possibile il verificarsi di una così ampia variabilità biologica e morfologica tra le numerose specie degli esseri viventi e come era potuto accadere che alcune spe­cie si fossero estinte e altre avessero continuato ad esistere e si fossero poi differenziate in forme diverse? La risposta a queste domande Darwin pensò di averla tro­vata nell’analogia tra la selezione operata dall’uomo per miglio­rare le razze domestiche e quello che avveniva in natura. Dopo il suo ritorno in Gran Bretagna nel 1836, Darwin si stabilì a Londra e cominciò a lavorare sui reperti raccolti durante il viag­gio del Beagle, a mettere per iscritto le proprie idee sulla varia­zione delle specie in modo non ancora sistematico. Si dispose ad un intenso programma di consultazione e di studio che affrontò con impegno. Lesse David Hume, Adam Smith e John Locke, oltre alle opere dello storico Edward Gibbon e del romanziere Sir Walter Scott. Nel frattempo, sebbene impegna­to a leggere testi teorici e filosofici in ogni campo, si mise alla ricerca quasi ossessiva di persone che potessero, indipendente­mente dalla propria condizione sociale e culturale, fornirgli delle informazioni pratiche sulla storia naturale, informazioni che egli avrebbe meticolosamente registrato. Interpellò persone addette ai lavori manuali di fattoria, richiedendo le loro opinio­ni sui cani e sugli incroci delle razze e sull’allevamento degli animali da cortile. Questo modo di procedere, di tipo pragma­tico e teorico mescolati insieme, divenne uno degli aspetti più caratteristici del suo lavoro di ricerca. Il Saggio sul principio della popolazione di Thomas Robert Malthus (1766-­1834), pubblica­to nel 1798, influenzò le vedute di Darwin sulla selezione natu­rale. Gli suggerì i meccanismi attraverso cui questa avrebbe potuto agire, come il principio di sopravvivenza e la conseguen­te selezione delle specie.

Le teorie di Malthus, che era un pasto­re anglicano appassionato di matematica, a rileggerle ora, dopo circa due secoli dalla loro divulgazione, continuano a rivestire una caratteristica di leggera ferocia. Cittadini di un moderno stato sociale, che si sforza di assicurare un’assistenza sanitaria ampia a tutta la popolazione e che, almeno a parole, cerca di fornire ai meno abbienti un minimo di aiuto per non vivere nel­l’indigenza, facciamo fatica a comprendere la logica spietata con cui Malthus condannava i deboli ad essere e rimanere tali, perché le risorse naturali a disposizione non erano a suo avviso sufficienti per tutti. Malthus identificava l’origine della miseria nella crescita del numero dei componenti di una popolazione, crescita più veloce di quanto fosse possibile accrescere i mezzi di sussistenza. Secondo i suoi ragionamenti, gli esseri umani si riproducevano seguendo una proporzione geometrica. Le risor­se materiali, da destinare al sostentamento, si accrescevano invece seguendo la proporzione aritmetica. Questo incremento delle risorse non sarebbe mai riuscito a tenere il passo con la crescita della popolazione. L’esito finale sarebbe consistito nel trovarsi di fronte a un numero crescente di esseri umani con in proporzione sempre meno risorse sufficienti a sfamarli. L’incremento demografico poteva tuttavia essere ritardato da quelli che Malthus definì come freni repressivi. Questi erano le guerre, le epidemie e le carestie. Agivano invece in senso mode­ratore i cosiddetti freni preventivi, come la morale dominante, che consentiva il controllo del numero dei nuovi nati attraverso una riduzione del numero dei rapporti sessuali. Malthus ipotiz­zò un liberalismo radicale e sfrenato in economia, secondo le cui regole, o meglio attraverso la totale mancanza di queste, ogni singolo individuo doveva essere lasciato libero di competere con gli altri membri della stessa specie. Sarebbe stato bene privarlo, come un incentivo che lo rendesse più aggressivo, di ogni forma di assistenza sociale e di solidarietà. In questo modo, grazie ad un tessuto sociale rarefatto, sarebbero prevalsi per selezione competitiva i più forti ed astuti sui più deboli e meno combat­tivi.

Adoperando molta prudenza e utilizzando sempre una costante umiltà, una delle sue migliori qualità, Darwin lavorò alle proprie teorie per molti anni. Solo nel 1859, dopo oltre vent’anni di preparazione, Darwin pubblicò il proprio libro più famoso, On the Origin of Species by Means of Natural Selection. Quasi contemporaneamente e in modo del tutto indipendente, era uscito un articolo scritto da Alfred Russel Wallace (1823-­1913), in cui questo giovane naturalista esponeva un’ipotesi sulla selezione naturale come meccanismo di evoluzione delle specie assai simile a quella di Darwin. Come ci sia arrivato rimane abbastanza misterioso, tuttavia Darwin si comportò con vero fair play, tanto che nel luglio del 1858 la comunicazione della teoria sull’evoluzione venne effettuata alla Linnean Society insieme a quella di Wallace. Anche Wallace si segnalò come un gentleman e non perse tempo a rivendicare la primogenitura della sua ipotesi evolutiva delle specie viventi. Continuò a lavo­rare intraprendendo lunghi e pericolosi viaggi nelle regioni più remote del pianeta, viaggi che lo portarono a formulare innova­tive concezioni di biogeografia, materia di cui è considerato il fondatore. Nel corso di uno di questi viaggi individuò la così detta Linea di Wallace, una traccia geologica e topografica netta di demarcazione tra le diverse specie animali del Sud-Est asia­tico, lunga alcune migliaia di chilometri. La teoria di Darwin sull’evoluzione degli esseri viventi può essere descritta nel modo che segue:

  • esistono, negli aspetti morfologici degli individui viventi, delle possibilità di variazioni la cui origine è sconosciuta;
  • è dimostrata la tendenza degli organismi ad accrescersi numerica­mente, secondo una proporzione geometrica;
  • lo sviluppo delle varie specie risulta limitato da vari fattori ed esi­ste una lotta e una selezione per l’esistenza;
  • l’ambiente, pur incapace di produrre variazioni ereditarie da solo, attraverso la selezione naturale favorisce gli individui con varianti idonee ad adattarsi ad esso, determinando con il succedersi delle generazioni l’origine di una nuova specie, la quale si costituisce in maniera graduale.

Dopo la pubblicazione dell’Origine delle Specie si verificaro­no anni di discussioni accanite e di decise prese di posizione tra favorevoli e contrari, con una sostanziale accettazione nell’am­bito scientifico dell’idea di evoluzione. Decisa fu l’opposizione degli ambienti religiosi, che restavano legati all’interpretazione letterale della Bibbia. Ancora oggi, dopo che la teoria di Darwin è stata universalmente accettata come la più plausibile, il dibat­tito sull’evoluzione è ancora lontano dall’essere terminato.

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