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Cartesio (Renè des Cartes) (1596-1650)

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L’opera più famosa di Cartesio è il Discorso sul metodo, un piccolo libro scritto in una prosa semplice ed arguta, che illustra con determinazione argomentativa, unita ad una maestria di linguaggio, delle verità tanto semplici da risultare innovative per loro stessa natura. Nato a Le Haye in Turenna, Cartesio ricevette un’educazione umanistica presso il collegio dei gesuiti di La Flèche e studiò diritto a Poitiers. Durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1648) si arruolò nell’esercito di Maurizio di Nassau. Non combatté mai, divenendo invece un viaggiatore pensieroso, quasi incurante della guerra e della distruzione che attraversavano l’Europa. L’episodio determinante della vita di Cartesio avvenne in una sconosciuta casa tedesca, durante una pausa bellica e in un lungo inverno nevoso, probabilmente verso la fine di dicembre del 1619. Confortato dal calore amichevole di una stufa, il filosofo francese gettò le basi di quella che doveva essere una svolta epocale nella storia del pensiero e nel modo dell’uomo di investigare la natura. Per comprendere la realtà ed impadronirsi di una conoscenza veritiera occorreva dotarsi di un Metodo, cioè di un procedimento efficace e coerente con cui raggiungere la certezza della propria meta conoscitiva. Vero ed evidente era ciò che si presenta chiaramente alla percezione umana e che poteva essere compreso secondo le leggi della matematica. Si trattava del primo dei quattro punti delle modalità di una corretta conoscenza contemplati nel Discorso sul Metodo. Questo argomento prese il nome di evidenza. Gli altri argomenti descritti dal filosofo francese furono l’analisi dei problemi, la sintesi conoscitiva e infine l’enumerazione delle singole parti dell’indagine. Tuttavia, ogni cosa, le realtà semplici come le più complesse, potevano risultare false e rivestire il carattere delle illusioni. Per evitare questi rischi Cartesio propose di partire dai contenuti certi e indubitabili del sapere, iniziando da un primo oggetto di cui si era assolutamente certi. Seguì la strada del dubbio metodico e continuo, mettendo in forse anche gli elementi più apparentemente evidenti della realtà. Il filosofo giunse a destrutturate completamente il concetto di realtà, riprendendo il tema della vita come sogno, frequente nella tematica del disinganno dell’epoca barocca. Dal momento che i nostri sensi ci potevano ingannare, così come le percezioni, le fondamenta su cui potevamo costruire il sapere dovevano essere edificate unicamente dal percepire l’essenza dell’individuo, dal nostro sentirci come esseri pensanti. La consapevolezza del nostro io era l’unica cosa di cui non potevamo dubitare, l’unica cosa che non poteva essere falsificata. Su questo dato Cartesio elaborò il proprio pensiero, spostando in un modo innovativo il baricentro della ricerca filosofica. Da questo momento sarà importante soprattutto il rapporto dell’io pensante dell’uomo con il mondo esterno. La riflessione sul significato e sul criterio di esistenza dell’essere, perdevano la propria onnipresenza nel pensiero filosofico. L’uomo si ritrovava a confrontarsi con il mondo della natura solo e cosciente, privato del velo che oscura la propria visione della realtà grazie all’esercizio del dubbio ed alla consapevolezza del pensiero. Ciò che potrà scoprire potrebbe anche non piacergli, potrebbe provocargli cocenti disillusioni, come era già successo con l’avvento del telescopio, che aveva ribaltato una visione del cosmo antropocentrica. Ormai era troppo tardi per tornare indietro. La materia attendeva lo sguardo indagatore dello scienziato in tutta la sua estensione. La medicina del Seicento oscillerà tra la tentazione del nuovo, dell’indagine strumentale e delle prospettive che essa offriva ed i ritorni a conoscenze date per solide perché tramandate dal passato, mentre invece mostravano ormai la loro traballante carica di inadeguatezza.

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