buon compleanno

Se vi piacciono i libri, lo so, vi piacciono anche le librerie. E vi piace vagare tra gli scaffali, anche se sapete – come sapete benissimo – che c’è qualcosa di spaventosamente antiletterario in quel desiderare oggetti, ma vi piace lo stesso, non ne potete fare a meno, e così passate il vostro tempo libero a soppesare volumi e romanzi, a sfogliare pagine, a leggere bandelle. È un peccato ma veniale, secondo me. E poi nessuno è perfetto, nemmeno voi.

 

Quindi, poiché se mi leggete ogni tanto vi debbono per forza piacere i libri, allora vi piaceranno pure le librerie e apprezzerete le foto che trovate pubblicate qui: si tratta delle librerie più belle del mondo. E benché io sia sempre contrario a tutte le classifiche (a parte quella del campionato di calcio) e ritenga che qualunque classifica dica soprattutto quello che il suo compilatore non ha capito di ciò che ha escluso, alcune di queste librerie sono belle davvero (e in alcune sono pure stato, se accettate che me ne vanti). E vi diverirete a guardarle secondo me, e vi verrà voglia di andare lì dentro a esercitare il vostro desiderio (e anche la vostra pazienza, qualità con cui si resiste al desiderio).

 

Inoltre, visto che vi piacciono i libri, mi permetto di dirvi che il nuovo romanzo (romanzo?) di Mauro Covacich è una lettura che vale tutto il tempo che richiede, come spesso accade ai libri di questo bravo scrittore. Se ne parla qui e vi si dicono cose giuste, come questa:

 

La lingua è la più duratura, la più solida delle città interiori, quella che consente a ciascuno di noi di non sentirsi mai del tutto solo, quella che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Un luogo allora conta meno di una parola: l’ossessione per la ricerca della tomba o almeno di una lapide dedicata al poeta Kovacic, durata più di vent’anni, ha infatti un finale dall’altissimo valore simbolico. Il viaggio nella cittadina bosniaca di Foča si interrompe nella biblioteca del paese dove una donna in grembiule nero gela le attese del narratore: «Ovvio che non ci sono monumenti, perché dovrebbero esserci? Kovačić era un croato, qui non siamo in Croazia». L’unica tomba per questo poeta trucidato e dimenticato è allora una poesia di Paul Éluard, Tombeau de Ivan Goran Kovačić, che la medesima donna consegna cerimoniosamente al narratore, mettendo in scena l’unico risarcimento possibile: quello rituale della letteratura. Potere risanatore della parola. D’altro canto, e Covacich lo dichiara nelle pagine dedicate all’incontro con Coetzee, innanzitutto «la lingua è potere».

 

E quindi, visto che vi piacciono librerie libri e la materia che li compone, che è la lingua che parliamo e che ci parla, vi dovrebbe interessare, anche se siamo abbondantemente fuori tempo massimo, la bella riflessione sulle competenze linguistiche degli italiani e sulle lamentazioni di cui sono state oggetto in queste settimane. Perché è una riflessione pacata e priva di moralismi e allarmismi, come tutte le riflessioni di cui abbiamo necessità per capire davvero qualcosa di noi. Dice così, tra il resto:

 

In generale, tuttavia, gli errori più spettacolari nell’uso della lingua, quelli ortografici o certi sintattici come per esempio l’uso dell’indicativo al posto del congiuntivo, quelli che in qualche modo tutti riconoscono, salvo i diretti interessati, e hanno un’eco giornalistica e social, non sono necessariamente i più pericolosi per una fruizione piena e autonoma dell’italiano. La povertà lessicale, l’incertezza sulle varie sfumature semantiche della parola e, a livello più alto, l’incomprensione di certi meccanismi retorici del linguaggio quotidiano e l’inconsapevolezza degli aspetti connotativi ed emotivi della comunicazione costituiscono il più serio pericolo in questo senso. Ora per acquisire e sviluppare  questo tipo di conoscenze e competenze a scuola, non è importante solo  un’attività didattica  specifica, ma  offrire una serie di stimoli culturali che ne consentano l’apprendimento e l’applicazione  spontaneamente.

 

E infine, come se non fosse questo ciò che fin dall’inizio volevo dire, oggi compie (compirebbe) 55 anni colui che secondo me – che pure rifuggo da qualunque classifica che non sia quella del campionato di calcio – è stato senza dubbio il più grande scrittore degli ultimi trent’anni. Era nato il 20 febbraio in un luogo dal nome un po’ tremendo. Buon compleanno, David, ci manchi sempre un po’.

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Davide P.
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2 Responses to “buon compleanno” Subscribe

  1. Stefania S. 25 febbraio, 2017 at 1:41 pm #

    Chissà che in cielo non scriva una nuova versione di “Una cosa drammatica che non farò mai più”

    • Davide P. 25 febbraio, 2017 at 2:46 pm #
      Davide P.

      E speriamo che la pubblichino presto, le edizioni Celesti, che ne abbiamo un gran bisogno, quaggiù.

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