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Bivalirudina: davvero protettiva sulla mortalità?

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A cura di Marta F. Brancati

Sirker A, Mamas M, Robinson D, et al. Bivalirudin, glycoprotein inhibitor, and heparin use and association with outcomes of primary percutaneous coronary intervention in the United Kingdom. Eur Heart J 2015. pii:ehv631 [Epub ahead of print].

 Lo studio HORIZONS ha riportato una riduzione della mortalità con l’utilizzo della bivalirudina nell’angioplastica primaria, rispetto all’associazione eparina-inibitore della GP IIb/IIIa. Il beneficio della bivalirudina in termini di sopravvivenza, tuttavia, è stato spesso dibattuto e contestato, e le attuali linee guida pongono l’uso della bivalirudina non in classe I ma in classe IIa.

Brancati Bivalirudina F1

Lo studio di Sirker et al. è un registro che ha analizzato i dati relativi a più di 60.000 pazienti con STEMI sottoposti ad angioplastica primaria nel Regno Unito, fra il 2008 e il 2012. Dopo le dovute correzioni statistiche, trattandosi di studio retrospettivo, non sono stati dimostrati vantaggi della bivalirudina rispetto ad eparina associata a inibitore in termini di mortalità (OR 1.00 a 30 giorni e 0.96 a 1 anno). Sembrerebbe, invece, sfavorevole l’utilizzo della sola eparina (OR 1.17-1.24 a 30 giorni).

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Marta F. Brancati
Marta F. Brancati

Dirigente medico di I livello, UO Emodinamica, Ospedale degli Infermi, ASL BI – Biella

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