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Anticoagulanti e nefropatia

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A cura di Marta F. Brancati

Bohm M, Ezekowitz MD, Connolly SJ, et al. Changes in renal function in patients with atrial fibrillation: an analysis from the RE-LY trial. J Am Coll Cardiol 2015;65:2481-2493.

La nefropatia da anticoagulanti è un’entità nosologica non trascurabile, sebbene poco conosciuta (Figura 1).
Lo studio ha esaminato l’andamento della funzione renale, valutata attraverso il filtrato glomerulare, su circa 16.000 pazienti arruolati nello studio RE-LY (che, ricordiamo, ha randomizzato pazienti con fibrillazione atriale non valvolare a warfarin o dabigatran). Dopo una media di 30 mesi, è stato osservato che nei pazienti trattati con warfarin vi era un declino più rapido del filtrato glomerulare rispetto ai pazienti trattati con dabigatran 110 mg x 2 (p=0.0009) o 150 mg x 2 (p=0.0002). Dopo 18 mesi di osservazione, un declino del filtrato > 25% era meno probabile con dabigatran 110 o 150 mg x 2 rispetto al warfarin. Peraltro, l’instabilità dell’INR, la precedente terapia con warfarin e il diabete correlavano con un più rapido peggioramento del filtrato glomerulare. Ciò conferma le già note evidenze sull’effetto protettivo dei fattori della coagulazione vitamina-K dipendenti sulla funzione renale, che verrebbe annullato dall’uso del warfarin.
Brancati anticoagulati nefro 1

Chan KE, Edelman ER, Wenger JB, et al. Dabigatran and rivaroxaban use in atrial fibrillation patients on hemodialysis. Circulation 2015;131:972-979.

L’uso dei nuovi anticoagulanti orali in pazienti in trattamento dialitico è generalmente sconsigliato. Lo studio ha voluto esaminare la frequenza e la sicurezza dell’utilizzo di dabigatran e rivaroxaban in questo tipo di pazienti, rispetto al warfarin. Su quasi 30.000 pazienti dializzati e con fibrillazione atriale negli Stati Uniti, l’utilizzo di dabigatran o rivaroxaban è arrivato al 5.9% del totale dei pazienti. Esso è stato associato a una maggiore incidenza del combinato di ospedalizzazione e morte per sanguinamento rispetto al warfarin (dabigatran vs warfarin p=0.0001, rivaroxaban vs warfarin p=0.04), nonché della morte per sanguinamento (dabigatran vs warfarin p=0.006, rivaroxaban vs warfarin p=0.07). Gli eventi ischemici, invece (stroke o altre embolie arteriose), sono risultati troppo pochi per poter evidenziare differenze significative fra i gruppi. Di fatto, allo stato attuale, non vi sono dati sufficienti per incoraggiare l’utilizzo dei nuovi anticoagulanti orali nei pazienti in dialisi. L’uso del warfarin, comunque, non può essere considerato privo di rischi (Figura 2).

Brancati anticoagulanti nefro 2

 

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Marta F. Brancati
Marta F. Brancati

Dirigente medico di I livello, UO Emodinamica, Ospedale degli Infermi, ASL BI – Biella