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affiorava il sospetto

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È uscito un libro di poesie, qualche mese fa, pochi giorni fa (i tempi della poesia, si sa, sono assai più lunghi dei nostri tempi, fatti di piccoli post sui social, di fotografie su cui si ammassano certi like, di impegni improcrastinabili a cui non sappiamo sfuggire). È pertanto uscito, pochi giorni fa, il libro che raccoglie tutte le poesie di Fernando Bandini e credo anche di averne già parlato, e forse dovrei pure smetterla; ma tra ieri e oggi ho letto una nuova recensione di questo libro e ho deciso che ne riparlerò, con quell’insistenza stolta che certi libri meritano. Perché le poesie di Bandini sono belle, secondo me; e perché rappresentano forse uno dei pochi «classici» in versi che ci possiamo permettere, tra il secolo scorso e questo ormai già un po’ invecchiato (male).

 

La recensione che ho letto l’ha scritta Paolo Lanaro e parla della luce che sempre si trova nelle poesie di Bandini. A un certo punto c’è un passaggio che mi è piaciuto moltissimo, che dice così:

 

Affiorava il sospetto che la poesia non servisse a nulla se non ad alimentare qualche piccolo sogno, qualche ingenua illusione. Eppure le ultime poesie, contenute in una plaquette uscita per le edizioni del Girasole di Catania intitolata Un altro inverno, aldilà di luttuosi presagi disseminati qua e là, sbirciano ancora merli che saltellano, ascoltano il risveglio chiassoso di altri uccelli, vagheggiano una nuova primavera, anche se non si può ignorare la caducità terribile delle cose terrestri. Bandini avverte che non si può sfuggire al confronto con l’Eterno, ma sa che il confronto con l’Eterno non avviene sul terreno astratto dell’Eterno, ma su quello concreto della nostra esistenza. E se dunque non si può parlare, se non per mezzo di interrogativi ansiosi, di un futuro che non ha contorni né tangibilità né segni che si possano interpretare, lo sguardo si volgerà inevitabilmente al passato, popolato di immagini, di suoni, di significati.

 

E ho ripreso in mano il libro, dopo avere letto queste parole. L’ho sfogliato un’altra volta, come si fa con i libri di poesia, sperando di trovarci dentro qualcosa che ci era sfuggito all’inizio e non trovandocelo mai, ma in verità trovandocelo sempre, quel nulla di inesauribile segreto (per dire). E poi ho trovato una poesia che mi è piaciuta e ho deciso che la mettevo qui, stamattina. È una poesia serale, in realtà; ma immagino che andrà bene lo stesso:

Voci serali

Adesso il mondo non è più remoto.
Sta tutto addosso a noi,
tutto pigiato nelle
stanze sgomente delle nostre case.
Ma ci sono giù in strada dei bambini
che si gridano «ciao».
Una volta, due volte – mentre l’uno
dall’altro si allontana – tre volte, quattro volte,
senza voltarsi indietro.
E le voci si librano nell’aria
finché l’azzurro della sera è solo
loro esclusiva eco.
Cinque volte, sei volte, sette volte.
Forse perché si accordano
ai battiti del tempo, ne scandiscono
la diastole e la sistole.
O forse il loro modo di contare
somiglia un poco al mio
quando conto le sillabe dei versi
stoltamente sperando che una grazia celeste
mi rimanga impigliata tra le dita.
 

È dunque uscito questo libro di poesie, qualche mese fa, in Italia, l’opera completa di Fernando Bandini. Mi pare una buona notizia, anche solo così, nuda e cruda. Ci tenevo insomma a farvela sapere.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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