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quando Achille viene ucciso

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Non so se può esserci una ragione che me lo spieghi: che mi dica perché proprio oggi e proprio adesso, proprio mentre guardavo il sole che benevolmente splende su questa mattinata d’autunno mediterraneo, ho pensato che avesse almeno una parte di ragione Enrico Pitzianti, a dirci proprio oggi che sono proprio i sentimenti meno nobili ma forse inevitabili, come l’odio, la ferocia, la rabbia, quelli su cui sarà sempre più necessario indagare per comprendere la nostra natura e anche il nostro labile presente di sole autunnale mattutino.

 

Per cui, anche se la ragione non mi è ancora del tutto chiara, vi propongo il lungo brano scritto da Pitzianti sull’«Indiscreto» come lettura di oggi. Ci troverete dentro molti spunti, ci troverete alcuni libri che sto leggendo anche io e che mi paiono davvero utili per comprendere il presente confuso che, spesso inconsapevoli, abitiamo (Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura, per esempio, che non esito a definire un libro importante; oppure La Gente di Leonardo Bianchi, rilevantissimo); e poi ci troverete anche altri spunti, altre storie, a volte reali e terribili, a volte solo inventate ma terribili lo stesso, alcune considerazioni suggestive e degne di riflessione, e infine anche un libro che interamente viene dedicato proprio all’odio, che magari ci piacerà; e poi ci troverete anche questo passaggio, che mi incollo qui, per ripensarci su, in qualche altra mattina serena come questa:

 

Chiunque si sia trovato in una situazione di violenza, attuale o potenziale, sa che in quei momenti i sensi rispondono a una logica tutta loro, distinta e lontanissima dalla pianificazione razionale, incoerente persino con l’immagine che abbiamo di noi stessi. L’odio, è difficilissimo da mettere in parola e quasi impossibile da giustificare. Come l’amore, è una mancanza della ragione a lasciarne andare il flusso, per poi interromperlo con un tampone di ragionevolezza dopo averne permesso lo sfogo in una certa quantità – come un salasso viscerale auto-impostoci dalla nostra biologia o da chissà quale fantasma dell’evoluzione.  L’odio un senso ce l’ha, ed è la sua insensatezza: che ragioni si possono avere per uccidere cinquanta persone a un concerto folk a Las Vegas? Che senso ha rifugiarsi nell’utopia del Daesh, nel razzismo, nel luddismo e nella paura. Quali ragioni ha un violento, un fascista? Nessuna. Non ci sono ragioni, non c’è un significato. C’è solo la negazione della ragionevolezza, della regola, del senso civico e della possibilità stessa del ragionamento. L’odio è insieme un’arma per l’autoannichilimento e un’insondabile e irreprimibile sentimento animale. È il grado zero su cui si misura la nostra quotidianità, è la minaccia che ci infliggiamo quando c’è un contesto che non permette felicità, è l’ultima orribile scappatoia per la celebrità e il successo – altri due demoni non da meno.

 

Non ci troverete dentro un paio di altri possibili spunti, però. Per esempio il riferimento a un libro, su cui ho molto riflettuto in questi tempi di indipendentismo un po’ caotico: il libro si intitola Patria e che parla del paese basco, dell’odio e della violenza che sono stati il sangue e il sale del paese basco, che oggi riposano assopiti e che speriamo non si rinnovino in altri luoghi e in altre forme, fin troppo facili da immaginare, stamattina [«Ho pietà di coloro che l’amore di sé lega alla patria: la patria è soltanto un campo di tende in un deserto di sassi», ho letto da qualche parte, un giorno, non mi ricordo dove…].

 

Ma attraverso un luogo di recente altrettanto legato alla violenza viene anche la poesia che ho pensato di lasciare qui stamattina, come ultimo spunto della violenza e dell’odio, come se fosse un vento lieve che potesse spazzare via un po’ del male a cui vi ho inutilmente costretto. È una poesia in inglese ma scritta da un poeta che viene da Belgrado, cuore della Serbia,, si intitola «Stufo di proporzioni epiche» e lo dice a me che sono stufo come lei, la poesia. L’ho trovata su questo sito, ve la copio tutta (in traduzione), è bellissima:

 

Mi piace quando
Achille
viene ucciso
e anche il suo compagno Patroclo –
e quella testa calda di Ettore –
e quando tutta la jeunesse dorée
greca e troiana
con maggiore o minore
perizia è trucidata
così che infine
regnano pace e quiete
(gli dèi per un istante
tengono il becco chiuso)
si può sentire
un uccello cantare
e una figlia chiedere alla madre
se può andare al pozzo
e lei, certo, può andarci
per quel grazioso sentiero
che serpeggia
nel boschetto di ulivi.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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