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due libri, nessun libro

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Non vi consiglio nemmeno un libro, anche se è domenica. Oppure sì, ve ne consiglio quasi due; ma sono libri in qualche modo vecchi, anche se uno dei due è appena uscito. Oppure no, non ve li consiglio, o forse soltanto uno, quello nuovo, l’altro, quello vecchio, vi consiglio soltanto di ripensarlo, se lo avete già letto tanto tempo fa, o di rimpiangerlo, se non l’avete mai letto.

Ma c’è una riflessione che vi consiglio, a proposito di un libro nuovo che non è quello che vi consigliavo sopra. La riflessione l’ha scirtta Luca Sofri, che è proprio l’autore di quest’altro libro nuovo, e parla proprio di come le grandi librerie di catena trattano e gestiscono i libri che poi leggiamo o (appunto) non leggiamo (questo lo aggiungo io: ci sono anche recensioni e recensori che collaborano a questo lavoro: parlando, non parlando, parlando bene, fingendo di parlare male…).

Luca Sofri scrive così, in questo bel pezzo, che vi consiglio di non perdervi:

La prima cosa che scopri, quando esce un tuo libro, è che un libro nuovo sta in zone visibili della libreria per pochissimi giorni, ancora di più se è la libreria di una catena. In quei pochissimi giorni può succedere che il tuo libro vada subito molto forte – perché sei famoso, perché hai avuto grandi promozioni televisive, perché si crea subito un’attenzione – e allora ti conservi spazio sugli scaffali davanti: se questo non avviene nell’arco di una settimana o al massimo due, sparisci altrove, dovendo fare per forza spazio a un flusso continuo di altre uscite che combattono per sopravvivere: e altrove vuole quasi sempre dire “dove ti trova solo il commesso a cui qualcuno abbia chiesto esplicitamente il libro”.

E poi addirittura conclude così, che mi pare quasi peggio:

… come avviene per ogni prodotto, la promozione, gli investimenti e il potere imprenditoriale e commerciale – che non è solo quello delle concentrazioni di editori, ma delle concentrazioni di librerie, o di distributori – sono decisivi. E coi libri queste cose concorrono a fare sì che poi le opere restino nella storia generale della cultura, e nelle nostre storie personali di lettori. Poi c’entra anche il contenuto dei libri, e la loro qualità, naturalmente. Anche.

Anche per questo, insomma, oggi non vi consiglio nemmeno un libro, anche se è domenica e piove e sarebbe esattamente il giorno giusto per leggere qualcosa. O anzi: ve ne consiglio due, ma vecchi. Ma no, in verità, uno è nuovo, ma è come se fosse vecchio, perché è un libro di poesie, uno di quelli che davvero «bisogna per forza andare a chiedere al commesso per sapere dove lo hanno messo», perché chissà dove è nascosto; e, nella maggior parte delle librerie, non lo saprà nemmeno il commesso dov’è questo libro di poesie. Perché sono poesie e non le legge nessuno e nessuno sa dove si nascondono nelle librerie i libri di poesie. È, questo bel libro, la raccolta di tutte le poesie pubblicate in questi anni da Giancarlo Pontiggia, un nostro contemporaneo. Lui, l’autore, è presentato in una scarna ma essenziale pagina di Wikipedia , che vi consiglio di guardare e che mi piace assai, nella sua laconicità; il libro è raccontato scarnamente qui, in poche ma lucide righe. Ma le poesie non si possono molto raccontare, in realtà. Quindi, se credete, io posso aggiungere che circa dieci anni fa, lavorando su altri testi per un editore che disprezza la poesia, m’imbattei in una raccolta di Pontiggia e mi piacque e gli scrissi di getto tutta la mia ammirazione in una email. E lui fu cortese e mi rispose e si dichiarò davvero lusingato del mio apprezzamento, solo perché è una persona gentile, ho voglia di credere io. E infatti, poi, non ci siamo mai più scritti.

L’altro libro, quello davvero vecchio, ma che non ha mai smesso di essere nuovo, si intitola La metamorfosi, al singolare. Lo ha scritto un certo Franz Kafka e parla di noi e di come siamo diventati. Lo trovate brevemente presentato qui, se non ne avete mai sentito parlare. Sto scherzando. È il libro che vi consiglio per oggi, comunque.

Davide Profumo
Davide Profumo
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1 Comment

  1. angelo ha detto:

    Bravo, quel Kafka

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