Avevo inizialmente (e subdolamente) pensato di mentire ai miei tredici lettori e di scrivere, oggi, che conoscevo molto bene i lavori di Patrick Modiano, fresco vincitore del premio Nobel per la Letteratura, e che li apprezzavo molto e che ero quindi molto felice del fatto che egli avesse vinto, appunto, il Nobel. Ma, lo avete ben capito, si sarebbe trattato di una spudorata e inutile bugia: perché non ho mai letto nulla di Modiano e soltanto ieri, dopo che sono andato a furiosamente consultare una scarnissima voce wikipedia e qualche altra breve biografia dello scrittore, ho scoperto che avevo visto qualche film da lui sceneggiato. E nient’altro.

 

Pertanto, senza bisogno di menzogne, ho cercato tra ieri e oggi di raccogliere qualche articolo che spiegasse un po’ chi sia questo scrittore, che cosa scriva e perché sia stato insignito di un premio di tale rilevanza. E ho trovato alcune cose interessanti.

 

Ho subito dovuto scartare, a dire il vero, l’articolo uscito su «Repubblica» che, oltre a contenere un superfluissimo errore ortografico ( non si scrive con l’accento, c’è sempre bisogno di ricordarlo?), non dice nulla che non siano ovvietà (il giornalismo subisce sempre di più la malefica esigenza del «facile e subito», che non di rado si trasforma nel «banale e inutile»). Mentre mi è parso assai più interessante il pezzo di Federico Iarlori uscito su Doppiozero, che, tra il resto, ci spiega così:

 

Per Modiano “ogni libro è un tentativo fallito di recuperare la memoria” – come disse l’autore in un’intervista al settimanale Les Inrockuptibles – ed è per questo che l’opera romanzesca dello scrittore francese riesce ad essere così coerente. Dal suo primo libro, La Place de l’Etoile, al suo ultimo romanzo – appena pubblicato per i tipi di Gallimard – Pour que tu ne te perd pas dans le quartier, è questione di uomini, di uomini soli con loro stessi e con i propri ricordi, di labirinti, di strade intricate, di smarrimenti. È questione di passato, di rattoppare la memoria dell’infanzia per ritrovare la strada. “Je ne puis pas donner la réalité des faits, je n’en puis présenter que l’ombre” (Non posso dare la realtà dei fatti, posso presentarne solo l’ombra), recita la citazione di Stendhal che apre quest’ultimo manuale di sopravvivenza della memoria. Una citazione, a dire il vero, che vale l’intera opera di Modiano.

 

Interessanti, anche per chi come me volesse finalmente provare a leggere davvero qualcosa di questo scrittore non molto noto, le mini-auto-recensioni che lo stesso Modiano ha scritto su alcuni dei suoi più amati romanzi. Le trovate su Linkiesta, insieme a una piccola guida su cosa sia davvero il premio Nobel per la Letteratura e sul perché non si debba pretendere che sia un premio alla “carriera” del miglior scrittore vivente (come se, in epoca di valutazioni e di merito a tutto spiano, si potesse davvero valutare anche questo…). E infine, molto belle mi sono sembrate le righe scritte su Pagina 99 da Carlo Mazza Galanti, che forse più di ogni altro, in queste poche ore, ha saputo spiegare qualcosa di questo autore più particolare e schivo di quello che pensavamo. Scrivendo, per esempio, così:

 

Piccoli, densi, pervasi di una malinconia aerea e sfuggente, i romanzi di Modiano sono tasselli destinati a comporre un unico grande disegno non ancora terminato: ogni nuovo lavoro contribuisce alla costruzione di un’architettura tanto vasta quanto minuziosa e omogenea e capace, se abbracciata nella sua interezza, di penetrare gli anfratti della storia più sotterranea, più inconfessata e oscura del secondo novecento. Modiano appartiene a quella categoria di scrittori che girano per tutta la vita ossessivamente intorno allo stesso tema, agli stessi luoghi, agli stessi oggetti, scrittori che scrivono e riscrivono indefessamente lo stesso libro. Anche lo stile è caratterizzato da una fissità quasi cristallina: asciuttissimo, disadorno, affilato, monotono…

 

Prosegue poi Mazza Galanti, individuando nel romanzo Dora Bruder del 1997 «un centro, o un vertice, nella vasta composizione che Modiano ha intrapreso più di quarant’anni fa», «libro straordinario, formalmente unico, tra le cose in assoluto più interessanti prodotte dalla letteratura europea negli ultimi trent’anni»; per cui siamo grati al Sole24Ore che oggi mette on line proprio il primo capitolo di questo romanzo che ancora non abbiamo letto (lo trovate qui); ma che probabilmente molto presto leggeremo.

Davide P.
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