un’idea di Itaca

Un addetto alla consultazione della biblioteca nazionale della Norvegia ha trovato per caso sul posto di lavoro un atlante ottomano che sembrava perfetto per il gruppo di Reddit dedicato agli estimatori di antiche cartine geografiche. Qualche settimana dopo ha capito che si trattava di una copia di uno degli atlanti più antichi del mondo, fino ad allora sconosciuta: l’atlante Cedid.

 

Nelle righe appena postate c’è la notizia, quella che volevo darvi: tutto qui. Gli uomini disegnano il mondo, come per segnare i limiti della loro esistenza. Gli uomini disegnano mappe, le percorrono, le studiano, le ripiegano, le dimenticano in angoli scuri della loro strada, ma gli uomini non si rassegnano e diventano meticolosi cartografi del proprio viaggiare e della propria esistenza, come Ulisse che univa i punti del Mediterraneo in un viaggio verso una casa e una donna e un’isola di pietre [c’è una bella poesia che lo racconta] che era verosimile che non esistessero più.

 

E invece esistevano ancora. E questi disegni, che appartengono al passato e alla strada che gli uomini hanno percorso, prima ancora di segnarla e disegnarla, questi contorni scanditi sul piano metaforico del pianeta riemergono improvvisamente dal passato, come poche settimane fa in Norvegia, ai confini settentrionali del continente che abitiamo, e ci regalano un disegno di noi stessi, come eravamo e come era la strada chge facevamo prima ancora che noi stessi venissimo al mondo.

 

Io la trovo una storia bellissima. La notizia ve l’ho data, la storia continua qui; e ci sono pure delle belle immagini da guardare, se vi piacciono (come piacciono a me) le mappe del mondo.

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Davide P.
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