Il fatto più divertente che sia accaduto in questi giorni nel web italiano è senza incertezza (anche se ho qualche dubbio che davvero sia divertente, se ci penso bene: forse è più preoccupante che divertente, anche se fa obiettivamente ridere…) un fatto di cui non vi posso anticipare niente, perché è un’immagine non anticipabile; e in particolare è l’immagine di una copertina pubblicata da una delle più prestigiose case editrici italiane. Cui un segue un tweet di scuse: trovate tutto qui, e spero che non vi dispiaccia troppo (a me, sinceramente, un po’).

 

Però c’è stato anche un  piccolo sprazzo di televisione, qualche giorno fa, che non mi sento di lasciar cadere nel mio consueto oblio: perché, vi dico la verità, l’intervista che Roberto Vecchioni ha rilasciato a Fabio Fazio, presentando il suo nuovo libro, a me è sembrata bellissima, quasi commovente. Dura solo  dieci minuti, secondo me li potete trovare e ascoltarla.

 

Ancora, se a qualcuno potesse in qualche modo interessare, c’è stata, su un blog che però è un tumblr (forse alcuni lo sanno già) una brevissima disquisizione sull’espressione abusata «mi occupo di…»; l’ho letta (è fulminea) mi è piaciuta, ve la segnalo.

 

E infine, per chi ancora non fosse stanco o non se ne fosse già dimenticato, Romano Luperini, incalzato da alcune critiche e perplessità (qualcuno ne ha sollevate pure in questa piccolissima nostra sede), ha per due volte (una e due) precisato il suo pensiero sul film che Martone ha dedicato a Giacomo Leopardi. In questo caso vi anticipo una bella considerazione tratta dalla prima precisazione; io continuo a credere (siate un po’ pazienti – e non solo medici – con me) che abbia ragione lui:

 

Il regista ha finito con l’appiattire la voce sulla persona, l’io trascendentale su quello empirico, sino a soluzioni grottesche (quella dell’incontro con la prostituta che si rivela un omosessuale ha davvero un fondamento filologico?). Malgrado ogni buona intenzione, la voce viene fatta dipendere dalla persona, la lirica dal romanzo della vita, l’arte dalla desacralizzazione del consumo. Il povero Giacomo può affannarsi quando vuole a dire che il suo pessimismo non dipende dalla propria infelicità personale, ma lo spettatore, vedendolo arrancare per i vicoli di Napoli, non può che pensarlo fatalmente.

Davide P.
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