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12 marzo, 2017

stupefazioni

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Però avrei anche un paio di cose più serie e importanti da segnalarvi, a parte la frase di Jarmusch di poco fa. Entrambe, in verità, degne di attenzione e di stupore. La prima è un lungo post a proposito di una poetessa che ha venduto una quantità stupefacente di libri (per essere una poetessa ovviamente…) negli ultimi vent’anni, in Italia. Ed è un post che si chiede anche le ragioni di questo imprevedibile successo, giungendo a dare riposte che, alla fine, non riguardano soltanto la poetessa ma la poesia medesima, in generale, e quindi anche noi lettori di poesia, noi stupefatti dalla bellezza della poesia, e infine pure noi lettori in generale, e le stupefacenti ragioni per cui ci ostiniamo a leggere e a leggere versi in particolare.

 

La poetessa è Wisława Szymborska e il post è leggibile qui; e un suo bel passo è senz’altro questo:

 

La poesia di Szymborska oscilla costantemente tra due poli, quello della “disperazione” (ovvero della consapevolezza dell’esistenza del male) e quello dell’”incanto”, del perpetuo stupore di fronte al circostante. Credo che l’episodio di Conversazione con una pietra (scacco dell’uomo di fronte alla Natura, con la quale non sa più comunicare) ma ancor di più quello de Le due scimmie di Bruegel siano degni rappresentanti del primo polo, mentre per quanto riguarda il secondo, quello dell’”incanto”, sarà bene partire da Allegro ma non troppo: “Sei bella – dico alla vita -/ […]./Cerco di accattivarmela,/di blandirla, vezzeggiarla./[…]./Le taglio la strada da sinistra,/le taglio la strada da destra,/e mi innalzo nell’incanto/e cado per lo stupore”. Questo testo ci permette di chiarire fin da subito un concetto fondamentale per comprendere la poesia di Szymborska: la sua non è una poesia metafisica, bensì profondamente radicata nell’hic et nunc, nella concretezza del vivere; l’esistenza per Szymborska non va, non verrà riscattata in una dimensione metafisica, né è necessario postulare tale dimensione per apprezzarne la bellezza. La vita si giustifica di per se stessa, è già degna d’essere vissuta, nonostante le sofferenze che comporta e il prodigio maggiore è quello che si vede, non quello nascosto (La fiera dei miracoli: “Un miracolo, basta guardarsi intorno:/il mondo onnipresente”). L’ateismo della poetessa avrà sicuramente influito su queste posizioni, eppure Marinelli aggiunge una chiosa interessante a tale considerazione (p. 96): “[…] mi pare si possa dire che – in un modo tutto suo,  grazie alla fortissima dimensione etica laica – la poesia di Szymborska risulti profondamente religiosa perché – proprio attraverso quel suo ‘disperato incanto’, e pienamente consapevole com’è anche del male e delle brutture del mondo […] cerca una chiave per ricucire, […] ‘ri-legare’ (religio), ri-unire chaos e chosmos sotto un unico cielo: il nostro”. Del resto, il 7 dicembre 1996 a Stoccolma, quando le fu consegnato il premio Nobel, ebbe a dire le seguenti parole: “[…] questo mondo è stupefacente […] il nostro stupore esiste di per se stesso e non deriva da paragoni con alcunché. D’accordo, nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: ‘mondo normale’, ‘vita normale’, ‘normale corso delle cose’… Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale” (p. 100).

 

E quindi, se vi siete stupiti di fronte allo stupore della poesia di Wisława Szymborska, preparatevi a stupirvi ancora di più a causa del prossimo link. Perché vi metterà (grazie a un paio di semplici passi da tastiera) in cominicazione con alcuni tra i più stupefacenti manoscritti della storia della letteratura e dell’umanità. Giacché la notizia entusiasmante e stupefacente è questa:

 

La digitalizzazione è una delle nuove frontiere dei musei di tutto il mondo. Oggi con pochi clic possiamo scaricare l’anatomia umana di Leonardo da Vinci direttamente dal sito della Royal Collection Trust di Londra, tutti i cataloghi del MOMA di New York o i documentari dell’archivio Prelinger. Ora alla lista si aggiunge anche il patrimonio dei Musei Vaticani.

Stiamo parlando ovviamente di uno dei patrimoni più antichi e preziosi al mondo. Giusto per fare qualche esempio: ci sono papiri che contengono la versione più antica dei Vangeli di Luca e di Giovanni, c’è il Canzoniere di Petrarca scritto dalla mano stessa del poeta o la Divina Commedia di Dante illustrata da Botticelli. Nel complesso ti tratta di circa 80.000 manoscritti, 150.000 tra stampe, disegni e matrici, 9.000 incunaboli e molto altro ancora.

 

E io credo sia mio dovere avvertirvi che la bellezza di tale archivio è tale che potreste perdervici, come in un labirinto. Perché lo stupore si nutre della bellezza del mondo, lo dice la poetessa ed ha ragione, ma anche della bellezza del passato, quella che abbiamo costruito e guardiamo oggi, da quassù, con meravigliato, ineffabile stupore.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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