storie d’amore

Oggi, appena tornato a casa dal lavoro, per fortuna, ho letto una bella intervista a Michele Mari (che vi consiglio); per fortuna, perché nella mia lunga giornata di lavoro non c’era stato niente che io avessi potuto definire «bello» e quindi, essendo io uno che ritiene che il «bello» sia tra le poche consolazioni che ci vengono in qualche modo lasciate, tra un’ora di lavoro e l’altra, avevo paura che la mia giornata potesse finire così, con un pomeriggio un po’ faticoso e niente di bello. Ma poi ho letto l’intervista rilasciata da Michele Mari (che è scrittore che mi piace, tra l’altro, e nemmeno poco) e ho tirato un piccolo respiro di sollievo; e in particolare quando ho letto queste righe qui, mi sono sentito sollevato, perché la bellezza solleva e dà sollievo, almeno a me, come poche altre cose nel mondo, come nessuna se proprio devo essere sincero:

 

Se gli uomini non avessero mai letto storie d’amore, non si innamorerebbero mai, avrebbero solo pulsioni animali, cieche: si innamorano perché qualcuno ha raccontato loro cos’è l’amore. Paolo e Francesca si baciano non perché ad un certo punto cedono a una passione, ma lo fanno perché stanno in quel momento leggendo del bacio di Lancillotto e Ginevra: imitano il libro, è quello che ci sta dirigendo e plagiando.

 

Mi è quindi molto piaciuta questa equazione proposta da Michele Mari tra letteratura d’amore e amore, voglia di amare e capacità di amare e di raccontarlo, l’amore. Io non l’avrei mica saputo dire così bene, questo sollievo, ma l’ho sempre pensato (giuro).

 

E quindi, trasportato da questa bellezza che mi ha per un attimo sollevato (in senso letterale: portato in alto, dal basso in cui stavo e mi sentivo), ho pensato a qual era la poesia d’amore più bella che io avessi mai letto. E mi sono fatto una lunga rassegna silenziosa in testa, verso per verso, in tante diverse lingue, pronto a scegliere quella giusta e a sobbalzare di sorpresa nel momento in cui l’avessi trovata, la poesia d’amore perfetta. E però non l’ho trovata. Non so sceglierla, forse non c’è.

 

E anche questo pensiero, vi confesso, mi ha sollevato un po’. Come se ci fosse ancora tempo per scriverla, non so; o come se ci fosse da aspettare ancora qualcosa, che è sempre meglio che non aspettare niente.

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Davide P.
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